martedì 5 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 3° puntata (segue)

Parigi: Domus templi 1297 d.C.
Dopo la fine dell’ esperienza in Terrasanta con la caduta di San Giovanni d'Acri, Parigi diventa il centro principale e la sede del Maestro dell'Ordine del Tempio. L'attività finanziaria continua. La sua gestione non è esclusiva dei Templari ma anche di altri ordini monastici che amministrano più o meno saggiamente cospicue fortune patrimoniali. Il monastero o l'abbazia sono luoghi consacrati a Dio e per questo ritenuti inviolabili e temuti da tutti, i monaci-cavalieri contribuiscono però ad un forte sviluppo ed a grosse novità in merito.
Ci troviamo in uno dei luoghi più sicuri dell'attuale periodo storico: la sede primaria del Banco del Tempio. Entriamo nei locali ordinati e rigorosi dei monaci, mescolandoci tra persone di ogni categoria e ceto sociale; i Templari non facevano troppe distinzioni: chiaramente da saggi mercanti valutavano rischi e servizi ad essi rapportati. In fondo alla stanza troviamo diversi sportelli gestiti da Templari-cassieri, ognuno dei quali con un registro di cassa e' pronto a trascrivere ogni movimento di denaro.
Raccolta di fondi da gestire ma anche erogazioni di prestiti con garanzie date in pegno che potevano essere anche bestiame, prodotti agricoli, schiavi, tutto poteva essere utile in caso di insolvenza da parte del debitore.
Per le persone importanti i Templari hanno un prodotto finanziario su misura: il conto corrente. In qualsiasi momento il cliente può disporre dei propri averi con semplici lettere inviate al tesoriere del tempio. Il banco invia tre volte l'anno un estratto conto di riepilogo dei movimenti. Non e' necessario recarsi nella sede principale ma si può usufruire di questo servizio anche presso altre sedi Templari sparse in giro per l'Europa, inoltre esistono vari finanziamenti specializzati per le categorie di artigiani e contadini che possono avere bisogno di anticipi.
Adesso veniamo ai costi di questi servizi. La Chiesa ha sempre considerato l'interesse come grave peccato 'non è possibile arricchirsi speculando sul tempo che ci viene donato da Dio!' per questo gli ebrei sono visti come usurai e peccatori. Per le operazioni in questione l'interesse viene 'trasformato' con un operazione di cambio da una moneta all'altra, infatti il problema di questo periodo è la diversità delle valute. Il Templare-cassiere nel rendiconto di fine giornata provvede alla conversione di tutte le differenti monete entrate in quella locale: la lira parisis.
L'attività finanziaria dei Templari non si limita qui, infatti vengono svolte anche mansioni di esattoria, di deposito del tesoro reale, di gestione dei fondi e di patrimoni in genere, di riscossioni di contratti privati, di mediazioni di qualsiasi genere e natura, di finanziamenti di nuove idee ed attività. La contabilità viene tenuta in maniera puntigliosa e rigorosa perchè a fine anno i conti devono tornare sempre e possibilmente anche dare elevati risultati economici.
Sotto l'aspetto economico-finanziario, i templari rivestirono un ruolo così importante da arrivare a "prestare" agli stati occidentali ingenti somme di danaro e gestire perfino "le casse" di stati come la Francia. Con l’affluire di tanta ricchezza l’Ordine finì col costituire una potenza economico-politica, a volte contrastante con le direttive e l’interesse dei Sovrani. I Templari furono così cacciati da Federico II° prima e poi da Urbano IV° dalla Sicilia.
Parigi, maggio 1307 d.C.
La definitiva conclusione della crociata e la fine degli stati latini d'Oriente crea enormi problemi per gli ordini militari che tanto hanno dato alla causa. I Templari hanno acquistato, nonostante tutto, prestigio politico e diplomatico riconosciuto da tutti, le ricchezze che avevano permesso la lunga permanenza in terrasanta ora sono a loro completa disposizione in Europa. Lo stesso maestro Jacques de Molay ha lasciato la sede di Cipro per recarsi a Parigi, nel nuovo quartiere generale e decidere il da farsi, ma il ritorno definitivo dei monaci-cavalieri in Europa crea anche parecchi malumori.
Quasi tutti i re europei hanno fatto spesso ricorso alle finanze Templari per le insaziabili esigenze di bilancio, la Chiesa di Roma, anche se da poco trasferita in Francia, ha timore per la sua potenza politica, il popolo li guarda sempre più con diffidenza: i Templari incominciano a fare paura a tanti.
Nel corso degli anni si sono venute a creare moltissime leggende intorno ai Templari e quindi dire qual’ è la "linea di confine" tra verità e leggenda risulta un compito difficilissimo. Iniziamo con alcuni accenni alle cattedrali gotiche alcune delle quali sorsero in Europa mentre era giunto all’apice il potere economico dell’Ordine templare. Le cattedrali gotiche in tutta la Francia sorsero, in brevissimo tempo (tra il 1200 e il 1250), chiese particolari, in uno stile che fino ad allora era sconosciuto: le grandi cattedrali in stile gotico.
Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. Uno stile incredibile, quello gotico, tutto proteso verso l'alto, con un sistema di spinte e controspinte straordinario, una tecnica costruttiva che a quel tempo era veramente rivoluzionaria.
Come avranno fatto i Templari a progettare e costruire queste cattedrali che, nonostante le loro migliaia di tonnellate di peso, sembrano leggerissime e tali da sfidare la legge di gravità?
I piani di costruzione e tutti i progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo.
Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.
Nella parte nord delle cattedrali ci sono molto spesso immagini di demoni e nella cattedrale di Amiens c’è addirittura un Pentalfa, cioè una stella a 5 punte rivolta verso il basso. Le cattedrali poi sono piene di segni e di messaggi che sono stati lasciati dagli architetti magari su suggerimento di alcuni precettori templari. Questo è dovuto in parte al fatto che i templari erano di vocazione giovannita, cioè cultori e interpreti del più ermetico dei quattro Vangeli, propensi a una lettura più simbolica che letteraria delle verità della fede. Quello che avevano da dire lo mettevano negli affreschi, nelle statue, nei bassorilievi e nelle stesse cattedrali, ci hanno lasciato un’infinità di segni che dobbiamo decifrare, anche se sembra molto improbabile, visto che oggi l’uomo guarda le cose con l’occhio della scienza, mentre prima si guardava con l’occhio della fede. Un’interpretazione dei segni lasciati dai Templari è possibile solo con una visione non scientifica, ma religiosa anzi sarebbe meglio dire simbolica. Le Cattedrali sono libri di pietra nei quali sono nascosti dei segreti di sapienza e conoscenza che gli antichi Templari hanno voluto tramandare ai posteri.
In questi anni la situazione economica della Francia è molto delicata, il re Filippo IV, dopo aver tentato inutilmente di entrare nell'ordine dei Templari, non appare in grado di risollevare le ormai vuote casse dello Stato. Il popolo francese, stanco dei continui aumenti di tasse, incomincia a dare segnali di turbolenza assai pericolosi. Voci di un prestito fatto del tesoriere del Tempio senza autorizzazione di Molay contribuiscono a creare una situazione di tensione tra il re francese e il maestro dell'ordine.
Veniamo ora ad un altro argomento: il tesoro dei Templari e cominciamo dall’inizio: dall’origine del supposto fantastico tesoro dei Templari.Certo, era formato anche da oro, monete e oggetti d’arte, ma forse c’era anche qualcos’altro, qualcosa di mistico e di antico. Bisogna premettere che il fantastico tesoro, fu spostato dal Tempio di Gerusalemme in Francia nel 1160, in quanto si riteneva che la TerraSanta non fosse più sicura.
A spostare il tesoro fu il Gran Maestro Bertrand de Blachefort che era originario ed aveva possedimenti vicino a Rennes-le-Chateau, dove si dice che fu spostato tutto il tesoro Templare, ma ipotesi più accreditate lo posizionano a Parigi, nelle stanze segrete dell’imponente fortezza dei Templari, che svettava sulla città con le sue sette torri. Di questa fortezza oggi non rimane quasi niente, solo una stazione del metrò ricorda questa antica costruzione che fu adibita a carcere durante la rivoluzione francese e nei primi anni del 1800 fu completamente distrutta. Comunque la maggior parte del tesoro si trovava a Parigi.


Nota La prima foto è la cattedrale di Rouen, la seconda (foto di Marina Ubert) è quella di Chartres

lunedì 4 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 2° puntata (segue)

La regola definisce in modo chiaro e preciso anche il comportamento da tenere nei casi di scontri militari. Sotto il controllo del Maestro o del Maresciallo ai cavalieri non è possibile usare singole iniziative. Severe punizioni sono previste per chi non rispetta le consegne, per chi esce dai ranghi, per chi abbandona il campo senza permesso.
Per la prima volta gli europei si trovano a combattere un nemico che attua una tattica fatta di trappole, di imboscate, sfruttando le strette gole e vallate del territorio, o di finte ritirate. È necessario quindi avere anche come proprie risorse anche quelle della mobilità e della rapidità, e in questo i Templari erano veri maestri.
In caso di impedimenti o assenze il Maestro veniva sostituito dal Siniscalco, ma di fatto è il Maresciallo il vero responsabile del convento, oltre che comandante per le operazioni militari.
Accanto a queste figure troviamo il Commendatore del Regno di Gerusalemme, che si occupava anche delle funzioni di tesoreria , amministrazione e mantenimento delle relazioni verso le altre case Templari d'Occidente, Il Commendatore della Città di Gerusalemme, che assolveva il primario compito di proteggere i pellegrini nei luoghi santi, Il Commendatore di Tripoli ed Antiochia, che governava queste terre. I Commendatori delle varie Case Templari e il Commendatore dei Cavalieri, veri dignitari dell'Ordine, tutti disciplinati dallo statuto che ne regolava funzioni e poteri.
I Templari di ceto inferiore si suddividevano in Fratelli Cavalieri e Fratelli Sergenti che ricoprivano le funzioni assegnate in base ai loro compiti di combattimento o di preghiera. Oltre a queste distinzioni l'ordine poteva contare su un elevato numero di Fratelli Servitori, vere e proprie maestranze per le mansioni quotidiane all'interno delle loro dimore, diventate sempre più centri di attività economica ,spirituale e militare.
Accanto alla sede centrale di Gerusalemme troviamo le province d' oltremare di Antiochia e Tripoli. La principale risorsa economica e logistica per il buon funzionamento dell'ordine restò comunque l'Occidente, dalla penisola Iberica all'Ungheria.
I conflitti tra cristiani e mori infedeli nel sud dell'Europa elevarono i Cavalieri Templari ad un ruolo decisivo per la 'riconquista' ('reconquista'), ripagata, oltre che dall'onore, da ingenti proprietà fondiarie sia nell'attuale Portogallo sia in Spagna, precisamente in Aragona.
Lo sviluppo trovò terreno fertile in Francia, specialmente in Provenza e nel Poitou, e successivamente in tutte le regioni del paese. Si crearono dimore e magioni anche in Inghilterra, Ungheria e nel resto del continente. L'espansione Templare in Italia non fu fulminea come altrove e anche nei decenni successivi il nostro paese non diventerà mai fondamentale per le sorti dell'ordine.
Come era nella logica Templare i possedimenti erano dislocati prevalentemente lungo le vie di comunicazione terrestre (per esempio la via Emilia, la via Francigena e la via di Postumia), nelle sedi di fiere e attività commerciali ed in prossimità dei porti d'imbarco per l'oriente, specialmente in Puglia.
Questa fu la regione italiana che prima fra le altre accolse le domus gerosolimitane rosso-crociate grazie all'importanza strategica e commerciale dei suoi porti e delle sue città.
Tutto il Meridione d'Italia venne compreso inizialmente nella provincia templare d'Apulia. Tra le prime fondazioni dell'ordine, oltre quella di Trani va ricordata la casa di Molfetta (documentata nel 1148), Barletta (1169), Matera (1170), Brindisi (1169) con possedimenti nel leccese, Bari, Andria, Foggia (nel periodo di transizione normanno-svevo), Troia (anteriore al 1190) e Salpi.
Tra le sedi più importanti, va menzionata la Casa Templare di Barletta, che ricoprì il ruolo di Casa Provinciale sino al processo del 1312.Questa, quindi, era la situazione delle Province Templari, non restava che collegarle per sfruttare al meglio le loro risorse e, come vedremo, in questo i Templari non furono inferiori a nessuno...
La crisi politica del regno di Gerusalemme e il crearsi di fazioni contribuisce ad indebolire il potere negli stati latini d'oltremare. Siamo in Galilea, in piena estate del 1187. L'esercito cristiano con a capo il re Guido di Lusingano, supportato nelle retroguardie anche dai Templari, si accampa nelle vicinanze di Seforia, non lontano da Nazareth.
La sosta giunge a proposito. Gli uomini e i cavalli hanno bisogno di riposo e di acqua per riprendere la marcia sulle tracce dell'armata araba. Il re, ascoltato il maestro dell'ordine dei Templari, tale Gerardo di Ridefort, decide di lanciarsi all'inseguimento del nemico. Dopo un giorno di dura marcia, con l'esercito ormai stremato, decide di accamparsi presso l'altopiano di Hattin, ma i pozzi di acqua purtroppo sono a secco e nella rigogliosa pianura sottostante è sistemato il grosso del nemico con a capo il temibile Saladino. Complice l'oscurità ed una maggior freschezza fisica gli arabi risalgono l'altopiano e, usando tecniche da guerriglia, gettano scompiglio tra gli europei.
Stanco, assetato e circondato dal nemico: per l'esercito cristiano è la fine.
Errori militari da parte del re e di Gerardo di Ridefort contribuiscono alla disfatta completa delle forze latine. I Templari combattono valorosamente ma vengono tutti catturati e trucidati senza pietà dal nemico. Tra i pochi scampati al massacro i veri responsabili della sconfitta: il re e il maestro dell'ordine stesso.
I “diavoli rossi”, così chiamati dai musulmani, erano talmente temuti che venivano uccisi non appena fatti prigionieri. Ecco come lo stesso Saladino parla dei Templari fatti prigionieri: ”Voglio purgare la Terra da questi guerrieri immondi che non rinunciano mai alla loro ostilità, non rinnegano mai la loro fede e non saranno mai utili come schiavi”.
Lo storico arabo Imad ad-Din, testimone oculare, racconta:
"Saladino promise cinquanta denari a chiunque portasse un templare o un ospitaliero prigioniero. Subito i soldati ne portarono centinaia, ed egli li fece decapitare perché preferì ucciderli piuttosto che ridurli in schiavitù. Era circondato da un gruppo di dottori della legge e di mistici, e da un certo numero di persone consacrate alla castità e all'ascetismo.
Ognuno di essi chiese il favore di uccidere un prigioniero, sguainò la spada e scoprì l'avambraccio. Il sultano stava seduto con la faccia sorridente, mentre quelle dei miscredenti erano accigliate. Le truppe erano schierate, con gli emiri su due file.
Fra i religiosi, alcuni diedero un taglio netto ed ebbero ringraziamenti; la spada di altri esitò e rimbalzò: furono scusati; altri ancora furono derisi e sostituiti. Io ero presente e osservavo il sultano che sorrideva al massacro, scorsi in lui l'uomo di parola e d'azione. Quante promesse non adempì! Quante lodi non si meritò! Quante ricompense durature a motivo del sangue da lui versato! ...".
Saladino sembrava dimenticare la sua proverbiale magnanimità di fronte ai monaci-guerrieri.
Con questa vittoria Saladino si impadronisce di tutto il regno ed entra in Gerusalemme da trionfatore.
La recente caduta della città di Tripoli è stata un duro presagio per gli abitanti di San Giovanni d'Acri. Fino ad allora il sultano non pareva intenzionato ad attaccare le città cristiane sulla costa, in fondo facevano comodo anche per motivazioni commerciali e finanziarie. San Giovanni in particolare veniva considerata come un centro fondamentale e nel suo porto troviamo mercanti genovesi, pisani e veneziani, il commercio procurava da sempre notevoli guadagni e anche il sultano ed i Templari lo sapevano bene.
Non è un caso se qui a San Giovanni d'Acri troviamo notevoli fortificazioni a protezione del centro. La città è divisa per quartieri ognuno dei quali viene 'controllato' da forze militari ben precise. Il quartiere del Tempio, a picco sul mare e nelle vicinanze del porto, è uno dei più importanti per il controllo delle posizioni. Anche in fatto di strategie e di astuzie i cavalieri Templari non devono imparare da nessuno.
I preparativi per l'assedio alla città iniziarono diversi mesi prima e inutili furono le richieste di aiuto verso l'Europa ormai rassegnata alla perdita degli stati latini. Il 6 aprile inizia il vero assedio sotto le mura cittadine. La differenza tra le forze in campo, sia numerica che di armamenti, risulta davvero notevole a vantaggio degli arabi.
Inutili sono le incursioni negli accampamenti del nemico eseguite nel cuore della notte da valorosi Templari.
Accanto alle poderose catapulte che per oltre un mese devastano i quartieri cristiani, gli arabi fanno largo uso di mine per demolire le mura della città. In poco tempo la prima cerchia inizia a cedere dando origine a varchi d'ingresso per le truppe del nemico, ormai vicinissimo alle postazioni di controllo. La lotta è durissima. Furiosi combattimenti sono segnalati in ogni zona, i quartieri cadono uno dopo l'altro nelle mani del nemico, i Templari rispondono con coraggio anche se il Maestro cade sul campo, ferito a morte. Il 28 maggio capitola l'ultimo baluardo della città: la torre dei Templari: il sultano diventa padrone di San Giovanni d'Acri.
Tutti i dignitari dell'ordine periscono tra le mura della città, ' versando il proprio sangue nel nome di Cristo e in difesa della fede cristiana….'.
E' la fine degli stati latini e la conclusione dell'epoca delle crociate. la sconfitta di San Giovanni d'Acri aveva chiuso definitivamente ogni speranza di permanenza europea in Terrasanta. I pochi Templari che riuscirono a scampare ai massacri dei trionfatori musulmani si rifugiarono nell'isola di Cipro e precisamente a Limassol, dove venne spostata la sede dell'ordine.
Pur se in modesto numero, i cavalieri del tempio riuscirono a salvare dalla sede di San Giovanni il tesoro dell'ordine e le preziose reliquie tral le quali probabilmente un 'sacro lenzuolo' (la Sindone?).
Nel 1301 papa Bonifacio VIII dona all'ordine un isolotto, situato a due miglia al largo di Tortosa.
Ruad è un isolotto inospitale, arido, privo di acqua potabile ma strategicamente importante. Grazie all'arrivo di nuove forze da Cipro e dall'Europa i Templari riescono a fortificarlo e a creare una nuova guarnigione pronta a sfidare il vicino nemico infedele con rapide e fastidiose incursioni navali.
Il sultano d'Egitto, preoccupato dalla tenacia dei Templari e da un eventuale ritorno degli eserciti europei, assale l'isola-fortezza ma solo nel 1303 riesce ad ottenerne il pieno possesso. E' l'ultima battaglia: quasi tutti i Templari cadono a protezione dell'isolotto, come a voler difendere le ultime speranze della loro stessa esistenza.
I pochi prigionieri catturati vengono lasciati morire di fame nelle buie carceri egiziane. Il bilancio finale della missione in Terrasanta, anche per l'ordine dei Templari, si può quindi definire disastroso. Enorme fu il sacrificio in vite umane, ripagato solo in piccola parte dal coraggio e dalla tenacia che anche il nemico riconobbe ai membri dell'ordine.
Quasi tutti i massimi dignitari perirono sul campo di battaglia, o in seguito per le ferite che riportarono, sotto il vessillo bianco-nero chiamato 'bauceant' al grido di : NON NOBIS, DOMINE, NON NOBIS SED NOMINI TUO DA GLORIAM (NON A NOI, SIGNORE, NON A NOI, MA AL TUO NOME DONA LA GLORIA). L'Ordine dopo la definitiva perdita di Acri e degli Stati Latini in Terra Santa nel 1291 si avviava al tramonto: la ragione per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno.

Origine e fine dei Cavalieri Templari (segue)

I Cavalieri Templari - I° puntata


Ordine religioso-militare creato all’inizio del secolo XII°. Nel 1118 , Hugues de Payns costituisce una milizia assolutamente inedita per quei tempi: l' Ordine dei poveri cavalieri del Cristo allo scopo di proteggere coloro che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme. Secondo la tradizione il nucleo originario era formato da nove cavalieri: oltre a Hugues de Payns vi erano Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo di Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier . Secondo la leggenda questi nove Cavalieri avevano anche uno "scopo segreto", e cioè trovare antiche reliquie dai poteri immensi: l’Arca dell’Alleanza ed il Santo Graal che si supponevano nascosti in sotterranei segreti tra i ruderi del tempio di Salomone.
Il nuovo ordine conciliava i principi basilari del monachesimo con l'uso delle armi. Venivano reclutati soprattutto tra i giovani della nobiltà, desiderosi di impegnarsi nella difesa della cristianità in Medio Oriente. L'ordine militare così formato aveva una gerarchia assai rigida. I suoi membri facevano voto di castità, obbedienza e povertà, lasciando all'ordine tutte le loro proprietà ed eredità
Fu scelta inizialmente la regola di S. Agostino , in parte trasformata per adattarla agli scopi militari dei componenti. Il re di Gerusalemme, Baldovino II, accolse i primi cavalieri nel suo palazzo, presso la moschea di Al-Aqsa, dove in passato sorgeva il Tempio di Salomone questi ebbero dapprima il nome di Cristi militia (guerrieri di Cristo) e poi di militia templi (guerrieri del tempio). Da questo momento la nuova milizia prenderà il nome di Ordine del Tempio ed i suoi membri Templari.
Al momento della loro nascita non c'era stata l' esigenza di creare una gerarchia ben definita. Hugues de Payns è il maestro, gli altri primi cavalieri semplici monaci. Solo dopo la redazione della 'regola' e degli 'statuti gerarchici, prende forma un organigramma preciso ed efficiente. L’ordine era composto dai cavalieri che costituivano la maggioranza, e portavano un mantello bianco con croce rossa, e dagli scudieri (sergenti) che vestivano invece di bruno. Potevano essere indifferentemente laici o sacerdoti, ma dovevano giurare i voti dell’ordine monastico.
A capo di tutti vi era il Magister militiae templi che aveva intorno a sé per il disbrigo delle varie incombenze il siniscalco, il maresciallo, il gonfaloniere e l’elemosiniere. Il Maestro è il vero e proprio governatore della milizia. Pur occupandosi di tutte le questioni riguardanti l'ordine, il suo potere non è 'assoluto' ma molto spesso vincolato al consenso del capitolo dei monaci.
Nei primi tempi, lo sviluppo del nuovo ordine appare al quanto modesto e anche per questo Hugues de Payns , nel 1127, ritorna in Europa alla ricerca di rinforzi e di sostegni sia morali che economici. L'Ordine in ogni caso assunse reale importanza solo a partire dal 1126, quando, con l'ingresso del conte Hugues de Champagne, iniziarono a pervenire donazioni e lasciti
Hugues de Payns arriva a Troyes nel 1128 dopo aver incontrato a Roma il papa Onorio II. La creazione della nuovo milizia non aveva precedenti nella storia cristiana, e, anche il papa stesso mostrava evidenti segni di imbarazzo. Era quindi necessario trovare una posizione chiara e precisa, ed una regola che si adattasse perfettamente alla situazione. Da questo momento entra nelle vicende Templari, uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo: Bernardo di Chiaravalle
Monaco cistercense, fondatore della abbazia di Chiaravalle (1115), scrittore e successivamente Dottore della Chiesa, sarà proprio per merito suo che nel Concilio di Troyes (1118), la nuova milizia viene ufficialmente riconosciuta grazie al 'De laude novae militiae' (elogio della nuova milizia), vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare. Quindi viene redatta la prima regola di base denominata 'latina', punto di partenza per lo sviluppo dell'ordine.
In pochi anni i cavalieri Templari assunsero un ruolo sempre più incisivo dal punto di vista militare, sia in Terrasanta che nella penisola iberica ancora occupata dai mori invasori.
A partire dal 1128 i cavalieri Templari conobbero un sorprendente e rapido sviluppo in tutta Europa e specialmente in Francia, Inghilterra, Aragona, e Portogallo e costruirono dappertutto chiese a somiglianza di quella di Gerusalemme, che ebbero sempre il nome di tempio.
Le conseguenze del Concilio di Troyes furono inattese e sorprendenti al tempo stesso.
Un gran numero di persone si arruolarono nella nuova milizia, ma fu soprattutto grazie a donazioni e lasciti che i Templari riuscirono a creare una vera e propria struttura economico-finanziaria adatta a sostenere la costosa permanenza in Terrasanta.
I templari entrarono quindi nelle attività bancarie quasi per caso.
Quando dei nuovi membri si univano all'ordine, generalmente donavano ad esso ingenti somme di denaro o proprietà, poiché tutti dovevano prendere il voto di povertà. Grazie anche ai vari privilegi papali, la potenza finanziaria dei Cavalieri fu assicurata dall'inizio. Poiché i templari mantenevano denaro contante in tutte le loro case e templi, fu nel 1135 che l'ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini spagnoli che desideravano viaggiare fino alla Terra Santa.
Con l'ulteriore aiuto di permute, acquisti e vendite i Cavalieri del Tempio dettero omogeneità ed organicità all'organizzazione dei loro possedimenti. Donazioni, lasciti e reclutamento di nuove forze rappresentarono il passo decisivo per una trasformazione graduale dell'ordine in un esercito 'parallelo' a quello degli altri Re europei.
Già nel 1129 ,per la prima volta, i Templari combattono come veri soldati, pur subendo una sconfitta e molte perdite umane. Successivamente si distinsero sui campi di battaglia a Tiberiade nel 1187, a Gaza 1244, e ad Al-Mansurà 1250.
Con l’andar del tempo crebbero di numero e di potenza, ebbero molti beni, che andarono sempre più ingrandendosi, facendosi persino prestatori di denaro ai principi e ai privati.
Da pochi anni Ugo di Payns è ritornato dopo la lunga permanenza in Europa. E' vero, adesso l'ordine ha più omogeneità, c'è una regola, ha ottenuto stima e rispetto, ma questo ha portato anche l'inizio di una evoluzione. Qui a Baghras, fortezza situata a nord di Antiochia, i Templari non svolgono più solo la difesa dei pellegrini ma anche la protezione dei confini dei fragili stati latini. Quindi da missionari diventano un vero e proprio esercito privato, di supporto degli eserciti franchi.
Anche se poco numerosi, i cavalieri del Tempio si distinguono sempre per l'addestramento e la disciplina che ne fanno la colonna portante dell’ esercito crociato che è invece approssimativo e disorganizzato. Le loro strategie, abbinate ad un coraggio che desta ammirazione e paura al tempo stesso tra le file del nemico, sono cosa risaputa. Malumori però serpeggiano tra le loro file. Pur essendo stati creati per la permanenza in Terrasanta, notevoli forze umane ed economiche vengono destinate nella Penisola Iberica dove si lotta per la riconquista di quei territori ancora in mano agli infedeli.

martedì 29 maggio 2007

URANIO IMPOVERITO.LA SINDROME DEI BALCANI

Con il permesso del dr. Antonio http://disordinatamente.blog.tiscali.it/ pubblico un suo post che mi sembra estremamente importante e che pochi hanno letto
Una grande tragedia nascosta.postato da antonio76
Giovedi 24 Maggio 2007 ore 22:33:43
Con gioia, attenzione, rispetto e profonda malinconia accolgo la mail di una lettrice di questo blog che mi ha chiesto di utilizzare questo spazio per parlare di un problema grave e purtroppo tenuto fin troppo nascosto. Le morti dovute all' utilizzo dell'uranio impoverito. La Sindrome dei Balcani. Molti italiani sono morti e stanno morendo. Un tema grave e scottante, le cui responsabilità vengono tenute coperte in modo ignobile. Franca Rame in questi anni ha cercato di porre luce su questi fatti e ha reso possibile la diffusione dei lavori della dottoressa Gatti che si sta impegnando anima e corpo affinchè si sappia di più su questa tragedia nascosta. Ringrazio Giovanna che mi ha spedito questo articolo e invito tutti alla massima attenzione. Diffondere queste notizie è importante. E davvero, in questi blog non si può sempre parlare di gatti, cani e cuccioli vari. Siamo seri. Articolo della Dott.ssa Antonietta Gatti, Laboratorio dei Biomateriali-Dipartimento di Neuroscienze Università di Modena e Reggio Emilia Nel 2002 la comunità europea finanziò un progetto chiamato Nanopathology, un neologismo che portava in sé la discussione di un problema non ancora avvertito, forse addirittura ignorato del tutto, vale a dire l’impatto che polveri di dimensioni piccolissime, fino a poche decine di milionesimi di millimetro, possono avere sulla salute umana. Nell’ambito di quel progetto si sviluppò una tecnica nuova di microscopia elettronica che consentiva d’individuare quelle polveri all’interno di tessuti malati prelevati dal paziente e di determinarne forma, dimensione e chimica elementare. Con questa metodica si sono analizzati moltissimi campioni prelevati da soggetti colpiti da patologie come varie forme di cancro, leucemie, linfomi: tutte malattie di origine ignota ma che, da queste nuove osservazioni, parevano avere spesso in comune la presenza di polveri inorganiche. Nel 2002 esplose vistosa anche in Italia, fra i nostri soldati impegnati in quella che era stata la Jugoslavia, la cosiddetta “sindrome dei Balcani”, un insieme di sintomi, spesso gravi, apparentemente assai difficili da correlare. A quel tempo i mass media indicavano nell'uranio impoverito, certamente tossico e blandamente radioattivo, usato per costruire bombe, il possibile responsabile. Nascevano quindi associazioni che chiedevano, e tuttora chiedono a gran voce, la sua eliminazione come mezzo di distruzione. A quel tempo diverse domande si potevano porre, domande che, però, nessuno pensò di proporre: se è l'Uranio impoverito a causare queste patologie, come mai non si ammala anche chi passa la giornata a lavorare al tornio la punta d'uranio delle bombe? E poi, come fa un materiale debolmente radioattivo a causare patologie di organi non raggiungibili dalla debole radioattività? Ancora, come mai lo stesso materiale provoca alcune volte tiroiditi, altre leucemie, altre volte ancora diverse forme di cancro? E come mai si ammalano anche alcuni soldati nei poligoni di tiro dove, però, non si spara Uranio impoverito? E continuando, come mai esistono patologie simili fra persone (civili) che non sono mai andate in guerra? Perché scomodare inneschi diversi per patologie simili, ad esempio, cancro? Nel dibattere quei quesiti, pensai che se era l'Uranio impoverito, con la sua pur modesta radioattività, a causare i problemi di salute, questo doveva necessariamente trovarsi nei tessuti patologici. Cominciai allora ad analizzare alcuni tessuti di soldati ammalati o deceduti dopo la malattia che li aveva colpiti al ritorno dalle loro missioni. Nei 42 casi esaminati di campioni di soldati (alcuni deceduti, altri ammalati e poi guariti), non mi accadde mai di trovare l'Uranio impoverito, ma qualcosa, a mio avviso, di più pericoloso: l'inquinamento bellico. Che cosa significa? Quando bombe come quelle all'Uranio impoverito o al Tungsteno esplodono contro un bersaglio, sviluppano temperature molto elevate: più di 3000°C per l’Uranio, un dato che trovai in un rapporto redatto dalla base militare statunitense di Eglin, Florida, nel 1978, assai di più per il Tungsteno. A queste temperature, tutto quanto si trova nell'intorno del punto di scoppio, viene fuso e vaporizzato. Si forma così un aerosol che viene disperso finemente in atmosfera, in ogni direzione. Questa polvere finissima contiene tutti gli elementi che si trovavano all'interno dell'esplosione, però ricombinati in un modo che può essere anche completamente diverso da quello originale. Ad esempio, se si è colpito un carro armato, tutti gli elementi chimici che in questo erano presenti vengono fusi e ridotti a polvere finissima. I soldati si trovano in zone distrutte, devastate, dove, però, aleggia ancora questa polvere che non viene mai misurata e che può restare sospesa per tempi lunghissimi.Una volta creato questo inquinamento, chimicamente e fisicamente impossibile da eliminare, non abbiamo strumenti per prevedere quando si depositerà al suolo e nemmeno dove lo farà, ma, una volta depositato sul terreno trasportato da pioggia e neve, basterà un minimo soffio di vento per risospenderlo di nuovo. In pratica, il comportamento di queste polveri è molto simile a quello di un gas e, dunque, come un gas vengono inalate ed entrano nei polmoni per uscirne entro poche decine di secondi e finire nel sangue. Al momento, per loro non sono stati individuati meccanismi di eliminazione. Le barriere fisiologiche, compresa quella ematoencefalica che protegge il cervello, non riescono a trattenerle e a sbarrarne il cammino. Dunque, trasportate dal sangue, queste particelle finiscono in ogni organo o tessuto, dove sono trattate come corpi estranei e dove, per questo, danno luogo a forme infiammatorie croniche che hanno la possibilità, senza che questa costituisca una matematica certezza ma resta confinato alla probabilità, di trasformarsi in tessuti tumorali. Dato, poi, che queste polveri contengono pure tanti elementi chimici diversi, è ovvio che alcuni di loro, l’Arsenico, il Mercurio, il Piombo, ad esempio, saranno tossici per loro stessa natura e questa tossicità sarà ovviamente espletata a carico dell’organismo. Corpi estranei di dimensioni così ridotte possono contaminare anche lo sperma, i cui campioni analizzati provenienti anche da alcuni soldati deceduti hanno mostrato queste presenze estranee che possono esercitare una tossicità locale sugli spermatozoi. Ma la cosa più sorprendente che si è dovuta constatare è che, donando il seme alla partner, questa ne resta contaminata e sviluppa a livello vaginale piaghe sanguinanti molto dolorose, ribelli ad ogni trattamento farmacologico o chirurgico, una patologia nuova denominata “malattia del seme urente”. Quindi, si deve constatare che l'inquinamento creato da bombe sofisticate, oltre ad essere inalato o ingerito mangiando, ad esempio, vegetali cresciuti nelle zone colpite, può essere "assimilato" e , ritornando a casa, trasferito alla partner, contaminandola. La malattia brevemente descritta trova la sua spiegazione se si considera che detriti essenzialmente metallici (Cobalto, Antimonio-Cobalto, Acciai, Piombo, ecc.) di dimensioni al di sotto del micron, a contatto con la mucosa vaginale e uterina, per la loro non biocompatibilità, inducono bruciori, infiammazioni e, nei casi più gravi, anche necrosi cellulare. Occorre poi considerare che, mentre nel soldato la concentrazione di particelle nello sperma diminuisce ad ogni eiaculazione, la partner le accumula e si contamina sempre di più. La difesa americana consigliava ai propri soldati di non procreare per un anno (ora sembra che il consiglio sia esteso a 3 anni) dopo il ritorno dalla missione. Questa precauzione, tuttavia, non risolve il problema, poiché, se il seme contaminato rimane in situ, ha la possibilità di estrinsecare la sua tossicità sia sugli spermatozoi sia sui tessuti circostanti, mentre se viene donato, il paziente se ne libera ma contamina la partner. Un'eventuale fertilizzazione, poi, avverrebbe in un sito contaminato e non si può assicurare che l'embrione risulti sano. La cosa più sicura e consigliabile è, allora, evitare contatti con quello sperma usando un preservativo. Questa precauzione deve essere suggerita subito, perché non deve essere consentito di portare la guerra in casa senza che il padrone di quella casa ne sia consapevole e conceda la propria autorizzazione.Ricordiamo il numero di conto corrente per la sottoscrizione in favore delle vittime dell'Uranio Impoverito:conto corrente postale n. 78931730 intestato a Franca Rame e Carlotta NaoABI 7601 - CAB 3200 Cin U

Un interessante bassorilievo

Il bassorilievo della foto è molto antico e si trova a Foix (Francia) nella Chiesa dedicata a Maria Maddalena e rappresenta l'ultima cena con la Maddalena alla sinistra di Gesù.
Secondo gli esperti la figura, apparentemente femminile, che compare nell'ultima cena di Leonardo da Vinci, nella chiesa di S.Maria delle grazie a Milano, non è la Maddalena ma S.Giovanni.
Tuttavia questo bassorilievo sembra quasi contraddire gli esperti.

lunedì 28 maggio 2007

Le calosce

Avevo quattordici anni ed eravamo a Roma da un paio di mesi, era inverno e pioveva allegramente da vari giorni sicché, quando tornavamo a casa, dopo la scuola, le nostre scarpe erano grondanti e inzaccherate, e così anche piedi e calzini. A papà venne una grande idea: le calosce!
Oggi con questo temine si intende un paio di scarpe di gomma impermeabile, allora le calosce erano delle “soprascarpe”, una specie di guaina nera, di gomma lucida, che si calzava sopra la normale calzatura e ingrossava ulteriormente le mie già larghe “basi d’appoggio”.

A me questa lucida pellicola parve bellissima, anche perché copriva le magagne dell’ormai consunto e risuolato paio di scarpe invernali che indossavo per andare a scuola. Bisogna dire che, malgrado la quasi prestigiosa posizione di papà, a quell’epoca non si nuotava nell’oro: ci portavamo dietro i debiti fatti per le cure di mamma, recentemente venuta a mancare, le spese del trasloco da Messina a Roma e quelle scolastiche (alla fine si erano dovuti ricomprare diversi libri).
A questo va aggiunto anche un certo modo di vivere spartano, in parte legato ai tempi e, in parte maggiore, agli usi familiari, per i quali gli acquisti annuali di vestiario consistevano, per ogni figlio, in un completo invernale ed una o due paia di calzoncini estivi, un paio di scarpe marrone per l’inverno, un paio di sandali per l’estate, ed un imprecisato numero di accessori (camicie, calzini, fazzoletti ecc.), spesso rappezzati e, in parte, riciclati dal maggiore al minore dei fratelli.
Si aggiunga al tutto il fatto che né mamma né papà avevano mai palesato grandi capacità di amministrazione e che, mancata mamma, papà si era dimostrato ancora più impacciato in questo compito, al punto di dover ricorrere a volte ai risparmi che io e mio fratello avevamo fatto sulla nostra paghetta per pagare la bolletta della luce che, a suo dire, gli arrivava sempre “fra capo e collo”.
A queste difficoltà si veniva ad aggiungere il problema della nostra carente preparazione scolastica: l’anno prima avevamo combinato ben poco ed avevamo raggiunto la promozione solo perché l’insegnante di lettere ( Italia De Lieto, grande come professoressa e come persona), al corrente della situazione familiare, non aveva infierito ed aveva usato la manica larga. Adesso ci trovavamo ancora peggio perché i nostri trascorsi non interessavano più di tanto i nuovi insegnanti né tanto meno i nuovi compagni del prestigioso liceo-ginnasio Terenzio Mamiani che ci trattavano con sufficienza se non con aperta ostilità.
Insomma rischiavamo la bocciatura e la zia Dina, sorella di papà, ci mandò a prendere lezioni di latino e greco dalla signorina Mugnai, nipote, se ben ricordo, di un prestigioso nome del mondo universitario ed anche politico (il prof. Lucio Lombardo Radice). Costei era allora studentessa della facoltà di lettere, con un prestigioso curriculum, sia scolastico che universitario, e si guadagnava qualcosa dando lezioni private e facendo supplenze (allora si poteva anche prima della laurea).
Il suo nome era Elena, era una ragazzona bionda, alta, con due meravigliosi occhi verdi ed un naso a patata sull’ovale del viso sempre sorridente. Ci accolse, fradici di pioggia nei nostri impermeabilini alla “tenente Sheridan”, in una vasta sala della casa paterna dove, in un angolo, sopra un tavolo rotondo coperto di velluto verde, erano disposti libri e vocabolari usati per le lezioni.
Su una parete, un bel caminetto acceso crepitava allegro riscaldando l’ambiente che, in quel buio pomeriggio invernale, prendeva luce da una lampada a piede, posta in prossimità del tavolo, che illuminava di una luce calda, lasciando nella penombra il resto di quel vasto ambiente affollato di libri. Elena ci accolse con calore ed affetto mettendoci subito a nostro agio ma, quando ci invitò a levare le calosce per farle asciugare vicino al fuoco, io e mio fratello ci guardammo smarriti.
Non potevamo levare quei lucidi involucri senza mettere a nudo le nostre scarpe sporche e sdrucite e tirammo giù una serie infinita di “ma no, ma non importa, ma si asciugano lo stesso, non ce n’è bisogno” e così via, fin quando la poveretta non rinunciò ad insistere con nostro grande sollievo. Elena si rivelò in seguito molto più di un’insegnante privata con cui fare i compiti. Credo che la sua comprensione ed il suo sincero affetto sia stato veramente fondamentale in quei momenti di grande solitudine e sconforto, momenti in cui ci mancava non solo la mamma ma anche il conforto di un amico.
Papà era ancora una figura non confidenziale e zia Dina, che pure fu sempre affettuosa e presente, era ancora una figura troppo diversa da nostra madre e, nella nostra mentalità adolescenziale, era vista con una certa ostilità, quasi come un’intrusa che volesse occupare una posizione non sua. Il fatto che papà le si affidasse in modo quasi acritico aumentava questa distanza ed Elena più che l’insegnante di greco e latino fu per noi una confidente ed una consigliera. Seppe sempre smorzare le tensioni ed anche asciugare qualche lacrima che, per orgoglio, non veniva versata in famiglia. Purtroppo l’anno non andò comunque molto bene: al secondo trimestre arrivò a casa una lettera della scuola che avvertiva i genitori del rischio che non venissimo ammessi agli esami di quinto ginnasio.
Ci fu di conseguenza il Gran Consiglio di famiglia in cui zia Dina sentenziò che dovessimo cambiare scuola. Mio fratello, poco più grande di me, ma da sempre meno volenteroso e grintoso, accettò, ma io mi impuntai duramente anche se fui obbligato a promettere che avrei riguadagnato terreno. Poiché l’iniziativa della lettera era stata dell’insegnante di francese, la prof. Lami, una signora di origine slava, amatissima dalla classe che lei aveva seguito fin dalla media, zia Dina si obbligò a nuove spese, mandandomi a lezione dalla signora Bollea, la moglie del famoso professore di psichiatria infantile, una signora affabile ma severa che mi sottopose ad una massacrante routine. Quando avevo cominciato commettevo circa tre errori per frase (usando il vocabolario) perché lo standard d’insegnamento dell’insegnante di Messina, la signora S....., era molto basso ed io non ero certo tra i migliori.
Alla fine dell’anno conversavo e traducevo in simultanea e, senza vocabolario ( il cui uso in classe era assolutamente vietato) non infilavo più di un paio di errori ortografici per compito. Io stesso non ci credevo! Latino e greco non raggiunsero mai quello standard; nel latino, bene o male, sono sempre riuscito a lambire la sufficienza ma il greco me lo portai comunque a settembre. Per fortuna il professore che mi esaminò e che sarebbe stato il mio insegnante anche al liceo, tale Antonino Musmarra, era un uomo di grande intelligenza e, per quanto apparisse sempre scontroso e burbero, anche di grande umanità sicché, alla fine, riuscii a conquistare la licenza ginnasiale. Qualche tempo dopo, lo stesso insegnante, parlando con mia zia Dina ebbe a dire la storica frase: “Signora, suo nipote il greco non lo sa, ma non lo saprà
MAI! Perciò lo promuovo”.

Julien

domenica 27 maggio 2007

Shoah ( שואה,la distruzione)

Mi è stato chiesto perchè ho usato il termine "distruzione" e non "olocausto". E' molto semplice: il significato letterale di olocausto significa "offerta sacrificale a Dio di molte vittime ". Ovviamente, anche se non usato in questo senso, questo termine può apparire offensivo nei confronti dei poveri martiri dell'inferno nazista che certo non erano un'offerta a Dio. Pertanto "la distruzione" è una discreta e più esatta traduzione della parola "Shoah".