martedì 13 maggio 2008

Le fregature prima o poi...arrivano!


Iniziai con il famoso Vic 20 all'inizio degli anni 80. Seguirono poi molti altri pc, ma quello che uso attualmente è stato acquistato almeno 10 anni fa.
E' un vecchio rudere? Forse, ma non tanto se si considera che utlilizza il sistema Microsoft XP Professional, ha un processore Imtel da 3.000 Mhz ed una memoria fisica da 1.024 MB.
Certo, è evidente che nel corso degli anni ho provveduto a fargli fare diversi upgrade con i prodotti più recenti.
Sì, hanno avuto un costo non indifferente e qualche amico mi ha anche chiesto perché non ho provveduto invece a comprare un pc nuovo, di ultima generazione.
La spiegazione è semplice: quando lo acquistai cercai di corredarlo con le migliori periferiche in commercio, compatibilmente ovviamente con le mie finanze di allora.
Acquistai quindi uno scanner Epson GT 5500 ed una stampante Epson Stylus Color 600. Sono due apparecchi evidentemente molto ben costruiti e che hanno sempre funzionato e funzionano tuttora senza darmi il minimo problema malgrado la loro vita ultradecennale.
So di amici che in meno di quattro anni hanno già acquistato 3 stampanti moderne e 2 scanner che, dopo pochi mesi, non hanno funzionato più.
Naturalmente sia il mio scanner che la stampante sono collegati al mio pc con quei grossi e robusti cavi che si collegano alle porte parallele, porte che nei pc di ultima generazione non esistono più e quindi se acquistassi un pc nuovo non potrei più utilizzare due periferiche di ottima fattura.
Ovviamente ho anche 3 o 4 porte USB anche se di vecchio tipo e quindi leggermente più lente.
Bene. Due o tre anni fa portai il pc in un negozio che vendeva e riparava computer per fare cambiare processore e scheda madre. Mi indirizzarono al tecnico... ops, cioè al Professore di chirurgia plastica: un omone serio e barbuto, imponente nel suo camice bianco, che dopo aver aperto...ehm, cioè dopo aver operato il mio pc, mi sparò un preventivo che mi sembrò un po' eccessivo.
Obiettai timidamente, ma il Professore, con aria annoiata e di sufficienza, mi comunicò che avrebbe precaricato l'ultima indispensabile versione di Microsoft Office che costava molto di più del particolare trattamento di favore che stava facendo ad una persona evidentemente ingrata e incompetente come me.
Accettai, vergognandomi come un ladro per le mie obiezioni e, in effetti, mi trovai contento. Office funzionava perfettamente ed era molto più completo del mio vecchio Office 2000. Il dischetto di Microsoft XP pro l'avevo invece fornito io perché l'avevo acquistato da poco.
Tutto è andato bene fino a pochi giorni fa. Come sapete la Microsoft fa, regolarmente, degli aggiornamenti durante i quali controlla la genuinità dei programmi. Ebbene, dopo l'ultimo aggiornamento mi arriva la comunicazione che il mio Office non è originale. In pratica è una copia pirata. Funziona, ma ogni volta che utilizzo Word, Excel o Microsoft Outlook mi compare una finestra che mi avverte con toni sempre più minacciosi che il prodotto è piratato!
Aiutooo, già mi vedo ammanettato e condotto nelle patrie galere sotto l'occhio disgustato e malevolo di coinquilini e vicini che borbottano tra loro: "Eh, sì, quel tipetto che sembrava tanto mite e perbenino, a me non mi ha mai convinta!"
Preparo una valigetta con qualche indumento ed un po' di frutta (non si sa mai) e mi precipito dal negoziante per protestare. Ahimè, al posto del negozio di computer c'è ora una merceria dove mi convincono ad acquistare due centrini sottovaso e 20 metri di nastro celeste!
Che fare ora? Sopportare la continua apertura di quella finestrella di richiamo, che sembra il dito puntato di un inflessibile poliziotto, mi dava un enorme fastidio come mi dà fastidio usare un prodotto illegale; comprare una copia originale di Office non è proprio il caso considerato il suo attuale prezzo, ho quindi cancellato Office ed installato Open Office che è una specie di clone gratuito.
Non sono però molto soddisfatto. Funziona, ed anche bene, ma lo trovo complicato ed anche molto lento. Penso che prima o poi lo cancellerò e tornerò al mio vecchio Office 2000 sempre che riesca a trovare dove diavolo sono finiti i vecchi CD di installazione.
Inoltre ora mi trovo con qualche difficoltà con la posta perché ho dovuto ricorrere ad Outlook Express che è notevolmente limitato rispetto al confratello di Office che ero abituato ad utilizzare.
Morale: quando fate un upgrade, o acquistate un pc nuovo non accettate programmi preinseriti se non vi vengono anche consegnati i CD originali dei quali cercate di verificare l'autenticità. E' inutile, per quanto si sia prudenti qualche fregatura arriva sempre!

lunedì 5 maggio 2008

I bambini sono buoni da mangiare?



Cosa conservare nel freezer? salumi, frutta, bistecche, birra... e poi? Certo di questi tempi, con i soldi che mancano ed i generi alimentari sempre più cari è difficile rifornire il frigo.
Evidentemente la brava massaia tedesca di Wenden, vicino Bonn, ha pensato di risolvere il problema in altro modo. Ecchediavolo! mica sono solo i comunisti ad avere il privilegio di poter mangiare i bambini!
E poi bisogna essere previdenti e pensare al futuro, farsi delle scorte nei tempi delle vacche grasse per quelli delle vacche magre, come fece il Faraone su consiglio del buon Giovanni.
La gentile signora germanica ha pensato quindi ad una produzione in proprio: mettere al mondo dei figli e poi conservarli in frigo per i tempi duri.
Solo che anche in Germania lo stato ostacola la libera iniziativa ed ecco che ieri, domenica, la polizia ha trovato il cadavere di tre neonati nel freezer della cantina ed ha arrestato la madre.Secondo la Procura di Siegen (Nord Reno-Westfalia, Ovest) è stata proprio la madre a uccidere i tre piccoli e non si è voluto assolutamente tener conto delle proteste e delle giustificazioni di questa brava e previdente massaia.

venerdì 4 aprile 2008

Ma lo Stato dov'é?

Sono letteralmente annichilito, non riesco più a comprendere che fine stia facendo questo Paese, il mio, il nostro Paese.
Di fronte all’Europa ed a tutto il resto del mondo la nostra bella Italia sta sprofondando nel baratro politico ed economico, e ciò oltre alle gravissime colpe di governanti abulici ed incapaci e di sindacati che sembrano vivere al di fuori della realtà, anche con il vergognoso aiuto di giornalisti che dell’arte dell’informazione hanno fatto la fiera del pettegolezzo e del masochismo.
L’illegalità, la sfiducia e l’individualismo dilagano e nessuno sembra capace di comprendere come l’interesse dell’intera nazione possa e debba prevalere su quello di sparute minoranze che hanno forse giustamente il diritto di difendere le loro ragioni ma non a scapito dell’intera collettività.
La già disastrata economia della Campania è in ginocchio, e le varie fonti d’informazione continuano a sommergerla sotto ingiustificate tonnellate di melma senza che nessuno abbia il coraggio di alzare un dito per arrestare questa catastrofe.
Certo, l’incancrenito problema della spazzatura c’è, ma non con quelle dimensioni e con quella diffusione con le quali siamo quotidianamente bombardati da giornali e media.
Non sono napoletano ma a Napoli vivo da quasi cinquant’anni e posso assicurarvi che la città non è nelle condizioni che ci vengono sbattute sui teleschermi e che si riferiscono solo e soltanto ad alcune zone dell’estrema periferia ed a qualche paese della provincia. Certo, le discariche non piacciono a nessuno, ma vi sono, in questo momento altre soluzioni ? Perché prendersela con chi cerca di porre un rimedio, anche temporaneo, e non con quei politici ignavi ed incapaci, i cui nomi sono ben conosciuti e che, da decenni, hanno impedito che la regione si dotasse di adeguate strutture tecniche per lo smaltimento della spazzatura?
E la conseguenza qual è? Uno schiaffo dato all’intero Paese di fronte al mondo, un bambino delle elementari che viene picchiato e schernito dall’odio razzista che alcuni genitori beceri del Veneto instillano nei loro figli, un crollo dell’attività turistica con la conseguente chiusura di alberghi e ristoranti, la criminalizzazione dell’attività ortofrutticola che viene descritta come totalmente inquinata, una enorme riduzione del consumo e dell’esportazione della mozzarella di bufala da qualsiasi parte dell’Italia provenga.
Un paese asiatico, la Corea del sud, che mai ha importato una sola mozzarella si permette di affermare ufficialmente che nella mozzarella campana abbonda la diossina e la Farnesina che fa? Convoca l’ambasciatore coreano per esprimere il nostro sdegno e minacciare sanzioni? Macché! Silenzio assoluto.
Cosa sarebbe successo se la Corea avesse fatta una analoga affermazione nei confronti di un prodotto americano, inglese o tedesco?
E che dire sulle calunniose fanfaronate che stanno affossando anche uno dei nostri vini più pregiati, il Brunello di Montalcino? Si è detto che il vino è taroccato con ingredienti chimici e con uve pugliesi. Nulla di tutto questo. Il Procuratore della Repubblica di Siena ha accertato che si tratta di una irregolarità assolutamente marginale di un paio di produttori che, nelle loro vigne, hanno qualche filare di vitigni internazionali e quindi diversi dalla stragrande maggioranza della vigna formata da Sangiovese grosso della specie Montalcino.
E che dire dell’ultima assurda ed offensiva normativa emanata dal ministro del lavoro Damiano sulle dimissioni dei lavoratori?
Chi vuol dimettersi non basta più che consegni al suo datore di lavoro una lettera di dimissioni, deve prima richiedere un modulo al ministero del lavoro, riempirlo, farlo vidimare presso l’Ufficio provinciale del lavoro. Ma siamo impazziti? Perché far perdere tempo e umiliare il lavoratore considerandolo un imbecille incapace di autogestirsi?
Si è detto: per evitare che il datore di lavoro faccia preventivamente firmare al dipendente una lettera cautelativa di dimissioni in bianco. Ma davvero? Quindi tutti i datori di lavoro, anzi, i padroni, sono dei delinquenti e dei pirati. Ma dove siamo, nella repubblica sovietica ai tempi delle purghe di Stalin?
Due parole sull’Alitalia, distrutta da dirigenti incapaci e super pagati, da centinaia o migliaia di assunzioni “politiche”, da scioperi sindacali che hanno danneggiato l’azienda ed il Paese. Ebbene, arrivati sull’orlo del fallimento, chi decide e tratta il destino dell’azienda, il proprietario? E cioè il maggiore azionista che è lo Stato? No, sette od otto organizzazioni sindacali.
Allegria!

lunedì 31 marzo 2008

Caro dottor Giuliano Ferrara


La lettera pubblicata qui di seguito è stata inviata a Giuliano Ferrara da Luisa Caddeo, madre di Sara e Roberto Ibba. La dolorosa vicenda di questa sventurata, e abbandonata famiglia, è nota a molti amici blogger. Chi volesse ulteriori notizie può trovarle nel sito Voci nel silenzio .
Quali che siano le mie opinioni personali su una materia così delicata come l'aborto non posso venir meno al bisogno di denunziare il vergognoso abbandono in cui le "Istituzioni" hanno lasciato questa famiglia dopo averla illusa con vuote ed ipocrite promesse di assistenza e di lavoro.
Mi piacerebbe molto se tutti coloro che passano da qui copiassero questa lettera e la pubblicassero sui loro blog. Si dice che una noce nel sacco non fa rumore ma, se saremo molti, il rumore diverrà assordante e può darsi, chissà, che chi ha il potere di intervenire intervenga...

Caro Dott. Ferrara, ultimamente Lei sta promuovendo una forte campagna a favore della vita tramite la rivisitazione della legge 194. Mi sembra di capire che, sostanzialmente, lei afferma fortemente il principio secondo il quale una donna dovrebbe essere fondamentalmente propensa a generare vita piuttosto che a donare morte. Ebbene, io sono una di quelle che, fra le due opportunità, ha optato per la prima. Tenterò di illustrale, brevemente, la mia situazione: " Sono Madre di due bambini, Sara e Roberto, rispettivamente di 14 e 11 anni . I due bambini sono portatori, sin dalla nascita, di handicap grave(OLIGOFRENIA, LEUCOENCEFALOPATIA E IPOTONIA) , giudicati invalidi al 100%, io e mio marito Carlo, percepiamo un totale di 800 euro al mese quale indennità d'accompagnamento. Inoltre, in virtù di quanto previsto dalla legge 162/1998, vengono erogati pseudo servizi d'assistenza quali: accompagnamento dei bambini da casa a scuola e viceversa; supporto terapeutico psicologico (musicoterapia) e ausilio educativo mediante educatrice che permane nel nostro domicilio 2 ore al giorno. Cosa dice questa legge? In sintesi il legislatore ha voluto affermare un sacrosanto principio che si riassume così: " 1- ter)......... a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi d'aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia". L'esclamazione mi pare d'obbligo: "ALLA FACCIA DELLA GARANZIA DI UNA VITA INDIPENDENTE!!!!!!!". Se con gli interventi attualmente adottati a favore di Roberto e Sara si ritiene di assicurare il diritto summenzionato, la pretesa mi sembra, francamente, un po' "eccessiva, per non dire demenziale". Inoltre, io non posso, ovviamente, lavorare dovendomi occupare dei bambini; mio marito è disoccupato da anni e, nonostante le ripetute richieste tese a richiamare l'attenzione della nostra amministrazione locale affinché, in virtù della drammatica situazione, possano essere adottati provvedimenti d'eccezione per assicurare una qualsiasi attività lavorativa a mio marito Carlo, e quindi assicurare ai nostri due infelici figli perlomeno una adeguata alimentazione (sto parlando di ALIMENTAZIONE, non di sfumature voluttuarie) tutto tace, nel più assoluto immobilismo. Caro Ferrara, le confesso, pur se con molta tristezza, che se dovessi tornare indietro, sarei una di quelle donne che avrebbe il buon senso di NON donare ai propri figli una vita fatta di stenti e sofferenze, di indigenze assolute, di abbandono da parte di una società che si professa democratica ed attenta al sociale e che, invece, con indifferenza ripone nel dimenticatoio le tragedie che colpiscono le persone più deboli. Le confido anche che, spesso, mi sembra di intravedere nello sguardo dei miei due bambini (ovviamente loro non sono in grado di articolare le parole e di formulare logici pensieri) una sorta di rimprovero per avergli donato una "non vita". Ora, quel che le chiedo è: una volta tanto, invece di portare alla ribalta i casi di donne che decidono di abortire per paura di non poter assicurare ai propri figli una vita degna di potersi definire tale, parli della paura di una madre che, a causa del totale stato di abbandono in cui sono stati relegati i suoi figli , vive nell'angoscia di cosa il futuro potrà riservare a questi due bambini, convive col senso di colpa di avergli imposto una vita d'inferno e solitudine, in un paese dove ci si preoccupa del "modello" ma non ci si prende cura delle specificità sociali che incidono fortemente sulla sua applicazione pratica, dove le tristi problematiche di questi "figli di un Dio minore" vengono appositamente sminuite sino al punto di renderle invisibili proprio perché è comodo ed edificante parlarne ma, ahimè, forse troppo impegnativo e poco remunerativo risolverli. Mi dimostri Dott. Ferrara che il suo è un forte e sentito convincimento e non l'ennesima messa in scena "Italianota" utile solo a dare visibilità al suo promotore. Perché Lei possa meglio rendersi conto di cosa stiamo realmente parlando, le allego due fotografie dei miei bambini, che danno il senso del loro effettivo stato di salute. Luisa Caddeo Piazza della Repubblica, 18 09010 Vallermosa (CA) Tel. 349 2534234

Per vedere e conoscere più da vicino il viso di questa dolce coraggiosa madre e dei suoi bimbi clicca quì

lunedì 17 marzo 2008

UNICO 2008 ...Allegriaaaaa

Chi ben comincia è alla metà dell'opera, e mai come quest'anno è opportuno cominciare ad approfondire per tempo le novità e le difficoltà cui andremo incontro per preparare la dichiarazione dei redditi.
Com'è noto, questo compito è sempre più gravoso e non solo per il denaro che si deve sborsare ma soprattutto per le difficoltà che si incontrano nel compilare la dichiarazione che, tempo addietro, un Presidente della Repubblica definì lunare.
Naturalmente questa nota riguarda essenzialmente quei coraggiosi che ancora compilano autonomamente la dichiarazione dei redditi delle persone fisiche senza rivolgersi ai CAF o ai commercialisti, tuttavia alcune cose è utile che siano a conoscenza di tutti.
Intanto se, negli scorsi anni, avete compilato il vostro bel modello cartaceo e l'avete successivamente consegnato in banca o alla posta SCORDATEVELO! quest' anno la legge finanziaria ci complica maggiomente la vita. Infatti un'ulteriore novità riguarda le nuove disposizioni di trasmissione dei modelli: non più in via cartacea ma esclusivamente tramite Internet.
Trasmissione:



La presentazione telematica deve avvenire entro il 31 luglio 2008. Potrà provvedere all'invio l'interessato stesso, un intermediario abilitato o un ufficio dell'agenzia delle Entrate. Sembra semplice per chi ha dimestichezza col pc, no? ... e invece non è così: per provvedere personalmente all'invio dovrà infatti recarsi all'agenzia delle Entrate per ottenere, se sarà fortunato, il PIN le pass e quanto necessario per l'invio. La cosa più simpatica è che a tutt'oggi 16 marzo l'Agenzia delle Entrate non ha ancora predisposto il sofware per la compilazione del modello UNICO 2008. Sul sito dell'Agenzia trovate infatti solo quello dell'anno scorso.
Ma andiamo avanti con qualche altra notiziola utile:
Acquisto di farmaci:


Lo scontrino fiscale per l'acquisto dei farmaci diventa più complesso: oltre alla cifra spesa, dovrà riportare anche "la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l'indicazione del codice fiscale del destinatario". Questo è almeno quanto richiesto per poter usufruire degli sconti fiscali sull'Irpef previsti per l'acquisto di medicinali.
Sanità:

Salvo modifiche dell'ultima ora che attualmente non conosco, tornano i ticket con un costo medio in più a famiglia pari a circa 44 euro all'anno. Per le visite specialistiche e per la diagnostica, resta il tetto massimo di 36,15 euro (fino a un massimo di 8 prestazioni), ma si dovrà pagare una quota fissa di 10 euro per ogni ricetta. Per le prestazioni non urgenti al pronto soccorso ci sarà un ticket di 23 euro per ogni visita medica più altri 18 per eventuali accertamenti diagnostici. Sul fronte degli esenti scatterà una verifica capillare.
Tassa di soggiorno:

tassa di soggiorno per i turisti che alloggiano in alberghi, campeggi, villaggi turistici e agriturismi, per un massimo di 5 euro al giorno per persona.
Esercizi commerciali che non emettono lo scontrino:
Basterà una sola violazione, (contro le tre precedenti), per far scattare le sanzioni che possono arrivare fino alla chiusura dell'attività.
Sconti e facilitazioni:

Sconti in per chi acquista un frigorifero o un congelatore di classe A+. La misura è relativa alla sostituzione di frigoriferi, congelatori e loro combinazioni, di classe energetica non inferiore ad A+, acquistati nel corso del 2007.La detrazione fiscale, in un'unica rata, arriverà al 20% fino ad un massimo di 200 euro.
Chi sostituisce la vecchia caldaia con una nuova meno inquinante o monta un pannello solare, potrà avvantaggiarsi di consistenti sgravi fiscali. Tali agevolazioni fanno parte di tutta una serie di interventi di efficienza energetica nell'edilizia che consentiranno di ridurre le dispersioni termiche del 30-40% e di avere consistenti risparmi energetici. Sconti anche per chi sceglie serramenti termoisolanti.Chi possiede un'auto classificata Euro 0 o Euro 1 da rottamare, può contare su un contributo di 1000 euro per l'acquisto di una nuova vettura. Bonus dai 1.500 ai 2.000 euro per l'acquisto di vetture nuove con alimentazione gpl o a gas metano.
Esezione del bollo per cinque anni per le auto nuove di categoria Euro 4. Aumento per tutte le altre auto, in maniera progressiva man mano che si scende dalla categoria Euro 3 fino a Euro 0.
Saranno detraibili, fino a un massimo di 210 euro, le spese sostenute per l'iscrizione e l'abbonamento dei giovani a piscine, palestre e altri impianti sportivi.
I giovani fra i 20 e i 30 anni potranno detrarre fino ad un massimo di 991,60 euro per i primi tre anni, sull'affitto purchè la casa sia diversa da quella dei genitori.Il bonus fiscale sarà concesso purchè si percepisca un reddito non superiore a 15.493,71 euro.
I contribuenti con reddito fino a 30.987,41 euro che pagano l'affitto per la casa, potranno usufruire di una detrazione pari a 150 euro. Se il loro reddito non supera i 15.493,71 euro, la detrazione raddoppia a 300 euro.
Studenti universitari fuori sede:


Gli studenti universitari fuori sede potranno ottenere uno sconto sull'affitto della casa. Potranno infatti godere di una detrazione fiscale del 19%, fino a un massimo di 500 euro.

venerdì 7 marzo 2008

10 e lode

Ringrazio MasterMax per avermi conferito il premio 10 e lode con la seguente affettuosa motivazione:
Sergio: per la sua abilità nell'appassionarmi ogni volta che leggo un suo racconto, con il suo modo di scrivere fresco e alla sua ironia mescolata sempre ad una dose di amarezza, e alla fine mi ritrovo sempre con gli occhi lucidi.
A mia volta lo conferisco alla cara Bruja per la sua vitalità, per la dolcezza materna che traspare dai suoi post e per il suo carattere eclettico.
Avrei voluto includere l'amica Elle e Freespiritman, ma ho visto che, giustamente, l'hanno già meritato.

martedì 4 marzo 2008

LA FARMACISTA


Tutti conoscevano il bravo dottor Minicucci, il medico condotto. Si può dire che tutta la popolazione giovane e meno giovane del paese fosse passata per le sue mani.
Preparato, onesto, rispettato e sempre disponibile bastava fargli sapere di aver bisogno delle sue cure e poco dopo ti si presentava in casa coi suoi capelli bianchi ed il suo sorriso allegro.

Spesso bastava la sua sola presenza per fare scomparire o comunque alleviare qualsiasi malessere.
Dopo aver accuratamente visitato l’ammalato, si sedeva tranquillamente al tavolo, estraeva la sua preistorica stilografica dal pennino d’oro, e tratto un voluminoso ricettario da una vetusta valigetta a soffietto vergava con calma meticolosa e, cosa strana per un medico, con una impeccabile calligrafia, lunghe ed accurate ricette.
Normalmente quando era necessario recarsi nel centro del paese ero incaricato io di fare la spesa e così avveniva anche quando occorreva comprare delle medicine.
La farmacia si trovava proprio in piazza. Era un locale grande e antico; lungo le pareti correvano delle scansie sulle quali erano disposti, in ordine preciso, vasi ed ampolle contenenti sostanze medicali. La professione del farmacista era, in quel tempo, ben diversa da quella moderna. Non esistevano infatti le ben note confezioni di medicinali che troviamo oggi. Per quanto mi ricordi, gli unici medicinali già pronti in apposite fiale che dovevano essere tranciate con un minuscolo seghetto, erano quelli che dovevano essere iniettati.
L’iniezione era un procedimento alquanto complesso: le siringhe erano di robusto vetro molato e duravano anni ed anni fin quando non si rompevano per qualche incidente; anche gli aghi venivano usati più e più volte. Questi, poi, erano corredati di un sottilissimo filo d’acciaio che veniva introdotto al loro interno per assicurarne la pervietà e rimuovere eventuali ostruzioni. Ago e siringa dovevano essere preventivamente sterilizzati e ciò si otteneva ponendoli in un apposito contenitore che veniva riempito d’acqua e fatto bollire per circa 5/10 minuti.
Poiché ero spesso vittima di affezioni bronchiali, venivo abitualmente curato con iniezioni di “Creosotina”, particolarmente dolorose quando l’ago veniva usato troppe volte, perdendo per così dire la sua affilatura.
La farmacista era una giovane donna, alta e prosperosa dai lunghissimi capelli biondi che le scendevano fin quasi alla vita. Non ho mai saputo il suo nome. In paese veniva considerata una straniera perché proveniva dal Friùli, forse da Udine o da Gorizia. Le donne, in particolare, la guardavano con ostilità e invidia e quando attraversava la strada, dritta e impettita nel suo camice bianco, chinavano il capo sui loro lavori per evitare di salutarla, mentre gli uomini sogghignavano e si davano di gomito. Normalmente veniva definita la “speziala” e, talvolta, la “tosa striaca” (la ragazza austriaca?).
I giovani bellimbusti del paese oziavano spesso nei pressi della farmacia come tanti galletti, vociando ad alta voce per attirare l’attenzione e talvolta entravano dalla speziala con le motivazioni più sciocche cercando di far colpo.
Per me era un piacere portare in farmacia le ricette del dottor Minicucci. L’ambiente, odoroso di cera e di spezie, mi affascinava. Sugli scaffali più alti grandi vasi di porcellana di vari colori portavano impresse delle scritte in un linguaggio esotico che non riuscivo a comprendere. La farmacista mi accoglieva sempre con gentilezza e con un sorriso. Leggeva la ricetta, prelevava le sostanze necessarie da diversi contenitori, le pesava accuratamente in una piccola bilancia dotata di una serie di minuscoli pesi di ottone, le amalgamava e le triturava in un mortaio e poi le confezionava in diverse bustine monodose.
Col tempo si era creata una sorta di strana muta amicizia tra quel biondo ragazzetto di dieci anni, sfollato dalla città, e quindi a sua volta “straniero” e la “tosa striaca”. Sempre più spesso insieme con il pacchetto contenente i medicinali mi veniva regalato un bastoncino di liquerizia.
Il 1945 si trascinava lento. La grande guerra per noi era finita ma la piccola guerra, quella civile anch’essa fatta di orrori, uccisioni e rappresaglie era iniziata.
Il paese, precedentemente tranquillo, era spesso attraversato da piccole bande di uomini armati dal volto truce e sospettoso, alcuni del paese stesso ed altri arrivati da chi sa dove. Una sera, sul tardi, un gruppetto di giovinastri del paese, ubriachi di vino e inebriati dall’anarchia conseguente alla sparizione di qualsiasi forza dell’ordine, si raggrupparono davanti al cancello del cortile sparando qualche colpo di fucile in aria e cantando a squarciagola, sul motivo di “bandiera rossa”: - Avanti popolo, che siamo in tanti, vogliamo i campi, di Anzoetto Pengo-
Angelo Pengo, il vecchio contadino proprietario della casa in cui eravamo sfollati e della quale occupavamo due stanzette, chiuse le pesanti imposte di legno delle finestre che bloccò con una sbarra di metallo e fece lo stesso con la porta d’ingresso. Poi, con l’anziana moglie, si sedette accanto al grande camino della cucina poggiando sulle ginocchia il fucile da caccia.
I canti e gli schiamazzi durarono a lungo ma poi, a notte fonda, il gruppetto si disperse senza aver fatto alcun tentativo di varcare il cancello.
Durante la notte, io e i miei genitori, che dormivamo al piano di sopra. venimmo destati dal chiarore che penetrava dalle finestre e da alcune grida: Il casolare di fronte al nostro dall’altra parte della strada, quello della famiglia Picciù, era in fiamme e lunghe fila di contadini facevano la spola dal pozzo alla casa tentando di spegnere l’incendio con i secchi pieni d’acqua.
Chi aveva appiccato il fuoco? E perché? Quali strane vendette, quali rancori mai sopiti trovavano ora il loro sfogo? Non l’avremmo saputo mai.
Passarono i giorni, le prime avvisaglie di un estate calda e afosa erano arrivate. Mia madre ebbe un’altra delle numerose dolorose crisi, genericamente denominate “mal di fegato”, che le facevano passare la notte in bianco, tra lamenti e borse d’acqua bollente applicate sul fianco.
Ancora una volta, come sempre, accorse il buon dottor Minicucci con le sue ricette, e ancora una volta venni spedito in farmacia.
Giunto in piazza la trovai stranamente affollata da uomini vocianti e donne sghignazzanti che si davano grandi manate sui fianchi. La farmacia era chiusa. Incuriosito mi intrufolai tra la folla e…vidi.
Nel centro della piazza era stata costruita una rozza piattaforma di legno sopraelevata. Sulla piattaforma era stata posta una sedia e seduta sulla sedia, con le mani legate dietro la schiena, c’era una donna.
Uno stolido giovinastro barbuto, con un sogghigno stampato sul volto, le stava rasando i capelli a zero e per ogni ciocca che cadeva sul tavolaccio dalla folla si alzavano grida di giubilo, insulti e battimani. La donna aveva gli occhi chiusi, il viso pallido e tumefatto, ciondolava lentamente la testa ora a destra ora a sinistra come in preda ad un’immensa sofferenza. Dal collo pendeva un cartello con una scritta che non compresi “collaborazionista”.
Non conoscevo quella donna, il suo capo chino e il volto disfatto e sofferente me lo impedivano, e inoltre non comprendevo perché la stessero sottoponendo a quella tortura.
Eppure, eppure, scorgevo qualcosa di familiare: un’ultima, lunghissima ciocca di capelli biondi, brandita in aria come un trofeo di caccia, mi fulminò di un’improvvisa luce di riconoscimento: era la mia amica, la speziala!
Un dolore acuto mi trafisse il petto mentre lacrime roventi cominciavano a scorrermi sul viso, mi allontanai in fretta dalla folla ma una mano di ferro mi afferrò un braccio. Alzai gli occhi. Un uomo con un gran cappellaccio nero sulla testa ed il solito fazzoletto rosso attorno al collo mi apostrofò con rabbia sputacchiando le parole come proiettili: “ piangi eh. La conosci eh. Sei anche tu un fascista eh. E magari anche tuo padre è un fascista eh?!”
Ma quel ceffo non sapeva una cosa: non ero più il timido, educato ragazzino perbene venuto tre anni prima dalla città. Tre anni di vita nella strada, continuamente aggredito e massacrato da ragazzetti selvaggi e primitivi mi avevano insegnato a combattere, a difendermi ed a massacrare a mia volta con le mani, coi piedi, con i sassi, con le fionde, con i bastoni.
Fissai l’uomo negli occhi e mentre una vampata d’odio e di rabbia mi riscaldava il sangue gli sferrai un tremendo calcio in uno stinco con i miei zoccoli di legno. Mi lasciò immediatamente con un urlo di dolore e si piegò su se stesso. Poi, zoppicando, cercò di inseguirmi. Ma era come una tartaruga che volesse raggiungere una lepre, lo distanziai con estrema facilità e ben presto scomparve dalla mia vista.