giovedì 14 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 7° puntata: conclusione

I Templari – riassunto conclusivo .

Il Re fece arrestare migliaia di cavalieri, ne fece torturare la stragrande maggioranza e molti finirono sul rogo, fra cui anche l’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay. Le accuse rivolte contro i Templari erano false e le confessioni estorte con atroci torture.
I cavalieri non erano né migliori ne peggiori degli altri Ordini Monastici dell’epoca, soltanto che il Re di Francia, il Re falsario, già molto indebitato con l’Ordine stesso, aveva bisogno dei loro denari e dei loro possedimenti, perciò lui e i suoi ministri escogitarono le peggiori calunnie sulla colpevolezza dell’Ordine per poterlo annientare. Il Papa di allora, Clemente V in un primo momento si oppose a questo atto che veniva meno a ogni forma di diritto, ma alla fine dovette cedere e sospese l’Ordine per via amministrativa. La responsabilità di questo atto è caricata per la maggior parte sul Re di Francia : storici, scrittori e giornalisti incolpano la Chiesa d’aver sacrificato un Ordine glorioso ed innocente all’avidità di un Re. I Templari erano innocenti, restarono fedeli persino ad una Chiesa che li perseguitava, difesero il loro nome malgrado le torture e i roghi, e si rivelarono i Cristiani migliori, più santi dei Cardinali e del Papa che si piegarono vilmente ad un’autorità statale iniqua. Restarono figli della Chiesa, non uno di loro morì per un credo ereticale. Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto. Nelle carceri del Re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l'eresia.
Il 22 novembre 1307 il Papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla "Pastoralis præminentiæ" ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità. Molti re e nobili inizialmente sostennero i cavalieri e dissolsero l'Ordine nei loro reami solo quando fu loro comandato da Papa Clemente V.
Roberto I, re degli Scoti, era già stato scomunicato per altri motivi e quindi non era disposto a prestare attenzione ai comandi papali. Di conseguenza, molti membri dell'Ordine fuggirono in Scozia ed in Portogallo, dove il nome dell'Ordine fu cambiato in "Ordine di Cristo" e si ritiene abbia contribuito alle prime scoperte navali portoghesi. Il principe Enrico il Navigatore (1394 - 1460) guidò tale ordine per vent'anni, fino alla propria morte. In Spagna, dove il re a sua volta si opponeva all'incorporazione del patrimonio templare da parte dell'Ordine degli Ospitalieri, l'Ordine di Contesa subentrò a quello dei templari.
Il 12 agosto 1308 con la bolla "Faciens misericordam" furono definite le accuse portate contro il Tempio. Il re fece avviare dal 1308 sino al 1312, grazie anche alla debolezza di Papa Clemente V, diversi processi tesi a dimostrare le colpe dei cavalieri rosso-crociati di Parigi, Brindisi, Penne, Chieti e Cipro. L'Ordine fu ufficialmente soppresso con la bolla "Vox in excelso" del 3 aprile 1312 ed i suoi beni trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri il 2 maggio seguente (bolla Ad providam).

Le eresie e i peccati che ci vengono attribuiti non sono veri. La regola del tempio e' santa , giusta e cattolica. Sono degno della morte e mi offro di sopportarla, perchè prima ho confessato, per la paura delle torture, per le moine del papa e del re di Francia...

Con queste parole di ribellione Jacques de Molay, l'ultimo gran maestro dell'Ordine, il quale in un primo momento aveva confermato le accuse, le ritrattò spinto da un'ultima fiammata di orgoglio e dignità, venendo arso sul rogo davanti alla cattedrale di Parigi, sull'isola della Senna detta dei giudei. Sono passati sette anni da quella maledetta alba in cui le magioni Templari vennero violate e quasi tutti i fratelli arrestati. Sulla base di accuse pesanti e mai provate i monaci-soldati sono stati processati e condannati ingiustamente. Clemente V, papa francese molto vicino al re Filippo IV, non ha mantenuto il suo ruolo di garante alla ricerca della verità ma ha contribuito egli stesso, con la sua politica indecisione, alla condanna definitiva dell'ordine.
La ritrattazione finale di Jacques de Molay e il suo sacrificio assieme a Geoffrey de Charnay il 18 marzo 1314 di fronte alla cattedrale di Notre Dame sono la conclusione di una vicenda che lascia un alone di mistero , di un segreto che forse non verra' mai svelato... Il crepitio della catasta di legna ormai bruciata non spegne il ricordo della fine tragica ed ingiusta di de Molay,e testimoni affermano che "la morte lo ha preso così dolcemente che tutto il popolo ne e' rimasto meravigliato" Il tramonto dei cavalieri dal bianco mantello e' arrivato ma, l'eco delle loro spade, del loro coraggio e anche della infinita tragedia finale rimarra' vivo per secoli e secoli. La studiosa italiana Barbara Frale ha recentemente rinvenuto negli Archivi vaticani un documento che dimostra come papa Clemente V perdonò segretamente i templari nel 1314 assolvendo il loro gran maestro dall'accusa di eresia.

mercoledì 13 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 6° puntata: Il processo (segue)

Il Processo – parte seconda
La commissione decise una volta per tutte anche di fare chiarezza sul presunto idolo Bafomet. Le Commende Templari erano state passate a pettine, ma l’unica statuetta trovata non tipicamente Cristiana fu un volto di donna in argento, con dentro delle ossa, senza dubbio un reliquario. Quindi l’uomo barbuto da dove lo potevano far uscire? Di sicuro non avevano trovato nessuna statuetta o affresco eretico, altrimenti Nogaret non si sarebbe fatto sfuggire una simile prova per incastrare l’Ordine, visto che era questo il suo scopo. Il fatto che fu presentata al processo soltanto la testa di una donna in argento la dice lunga sullo straccio di prove che stavano portando. Sembrerebbe molto più verosimile identificare questo famoso capo barbuto con il volto dell’Uomo della Sindone ora conservata a Torino e che i Templari quasi sicuramente trasportarono dall’Oriente e custodirono in occidente: prima in Inghilterra e successivamente in Francia. Comunque, proprio ora che il Processo sembrava volgere a favore dei Templari, morì uno dei Vescovi della Corte.
Non si aspettò molto a sostituirlo: il fratello di uno dei Ministri di Filippo il Bello era Vescovo della vicina Cambrai, un tale Enguerrand de Marigny. Il Papa sapeva benissimo che quell’uomo non poteva assumersi il peso di una circoscrizione ecclesiastica, ma lo nominò lo stesso, sempre perché sotto l’influsso del Re di Francia. Anche i professori della Sorbona si espressero contrari, 19 su 22 la ritenevano una scelta sbagliata, ma non servì a niente.Con la nomina di tale uomo i Templari avevano definitivamente perso. Il primo provvedimento di de Marigny fu la condanna al rogo di 54 Templari per aver ritrattato le loro precedenti dichiarazioni, vennero legati al palo e arsi senza pietà. Questo era più di un segnale, gli altri Templari dovevano essere intimoriti per eventuali future ritrattazioni. I Templari vennero così colpiti duramente nello spirito da una così ingiusta tortura psicologica, ora sapevano che chi avesse ancora difeso l’Ordine sarebbero finito bruciato vivo. Alcuni Templari ebbero comunque ancora la forza di reagire. Lo testimonia questa dichiarazione di Aymeri de Villiers-le-Duc, del 13 Maggio: "Possa venir subito inghiottito anima e corpo dall’inferno se mento! Certo, sottoposto ai supplizi della tortura ho ammesso alcune accuse, quando sono stato interrogato alla presenza degli uomini del Re. Ieri ho visto bruciare vivi cinquantaquattro miei confratelli. Ho troppa paura di venir condannato al rogo. Non reggerei la minaccia, cederei di nuovo, dinanzi a Voi o ad altri. Vi supplico, non rivelate alla gens du Roi quello che ora vi rivelo, ché non mi si condanni al rogo". Mentre diceva ciò s’inginocchiò davanti all’altare, spalancò le braccia e si percosse il petto. Questa deposizione quasi non ha bisogno di commenti, fa capire molto bene quello che provavano i Templari in quel momento…Il 18 Maggio ci fu la clamorosa fuga dell’avvocato dei Templari: Pietro di Bologna che aveva rinunciato alla difesa. L’astuto italiano, dopo il rogo dei 54 Templari, aveva capito che ormai era tutto inutile, il complotto contro i Templari era ormai irreversibile; la fuga fu l’unica soluzione.Comunque l’accusa riuscì ad accumulare una serie di prove sulla colpevolezza dell’Ordine da presentare al Concilio di Vienne .Il Papa allora ebbe l’idea, forse sotto consiglio di Nogaret, di SOSPENDERE l’Ordine per via amministrativa: Clemente come Papa ne aveva l’autorità.Un’affermazione del Papa (scritta) ci da le indicazioni importanti per capire questa sua decisione: "Se non si può abolire l’Ordine con una condanna, bisognerà allora sopprimerlo per via amministrativa, ché il nostro amato figlio, il Re di Francia, non ne abbia scandalo (ne scandalizatur carus filius noster rex Franciae)".Comunque, la prima seduta del Concilio ci fu il 16 Ottobre 1311 e a paragone di altri Concili del Medioevo i convenuti furono molto pochi, l’unico Re presente era Filippo. Vennero nominate due commissioni, invece della solita Assemblea Plenaria, a cui fu sottoposto tutto il materiale del processo e a cui si chiedeva di esprimere un giudizio chiaro… e alla svelta.La Bolla del Papa di presentazione al Concilio invitava anche tutti i Templari a presentarsi a Vienne per difendere l’OrdineSi presentarono a Vienne 7 Templari per difendere l’Ordine, dichiarandosi i rappresentanti di altri 2000 (a loro detta) che si nascondevano nei boschi vicini. Accusarono Filippo il Bello e dichiararono che era la sua avidità la vera rovina dei Templari. Il Papa li fece imprigionare e i poveretti finirono i loro giorni in carcere. Il Papa poi prese chiara posizione contro l’Ordine e chiamò i vari Commissari ad esprimere un parere, ma, attenzione, non in assemblea plenaria, ma singolarmente, nella sua residenza privata, forse per piegarli al suo volere… ma non ci riuscì, i Commissari chiedevano di nominare dei difensori dei Templari e chiedevano ancora tempo per far maggior chiarezza.Ma di tempo non ce ne era, il Papa quindi decise definitivamente di sopprimere l’Ordine amministrativamente (ex autoritate apostolica), così non sarebbe servita nessuna difesa. Il 3 Aprile 1312 fu resa pubblica la Bolla "Vox in excelso" ed il Papa pronunciò le cruciali parole:"In considerazione della cattiva reputazione che grava sui Templari, del sospetto e delle accuse che sussistono a loro carico; in considerazione della cerimonia segreta di ammissione in quest’Ordine, della condotta perversa e irreligiosa di molti suoi membri; in considerazione del giuramento di non rivelare nulla a proposito della cerimonia d’ammissione, e di non uscire dall’Ordine; in considerazione dello scandalo, ormai non più sanabile; in considerazione dell’eresia a cui sono esposte la Fede e le anime, dei terribili misfatti commessi da un gran numero di membri dell’Ordine; in considerazione del fatto che Santa Romana Chiesa soppresse in passato, per motivi ben più lievi altri celebrati Ordini, Noi, non contravvenendo alle regole della Cavalleria e non senza intima sofferenza, non in virtù d’una sentenza giudiziaria ma ex autoritate apostolica, sopprimiamo l’Ordine suddetto con tutte le sue istituzioni".
A questa Bolla ne fece subito seguito un’altra: "Ad providam Christi Vicarii" che concerneva la destinazione dei beni. Clemente assegnò ai Gerosolimitani le proprietà dell’Ordine dei Templari. L’unico che amministrò in modo degno le proprietà dei Templari fu il Re Diniz del Portogallo. Il 5 maggio 1319 fondò l’Ordine di Cristo, cui assegnò intatte tutte le proprietà dei Templari che fino ad allora amministrò decentemente. Comunque Clemente non poteva fondare un nuovo Ordine, anche perché Filippo, avido di potere e di denaro come era, avrebbe sicuramente chiesto di ricoprire la carica di Gran Maestro… già si faceva chiamare Vescovo di Francia.Le decisioni del Papa per i Templari furono: coloro che erano stati giudicati innocenti dovevano esser mantenuti con i beni dell’Ordine e potevano vivere nelle loro case o in monasteri, purché non troppi nella medesima casa; coloro che non si erano pentiti o i recidivi andavano severamente puniti e coloro che nonostante le torture continuavano a non confessare dovevano essere giudicati secondo il diritto canonico; i fuggiaschi dovevano presentarsi alle autorità entro un anno.Quindi l’Ordine fu soppresso, restava però il Processo ai singoli imputati di eresia e ai massimi esponenti dell’Ordine che continuavano a marcire in prigione. Lasciò, come al solito, emettere la sentenza ad una commissione che avrebbe dovuto fare le sue veci. Ci si riunì di nuovo a Parigi. La Commissione (presieduta da Marigny) rilesse nuovamente i capi d’accusa ai Cavalieri presenti che, erano quelli che coraggiosamente si erano presentati a Parigi per difendere l’Ordine. Questa volta non ci fu difesa, i Cavalieri vennero condannati al carcere a vita. In questo frangente Molay disse una frase storica:"Alla soglia della morte, dove anche la minima delle menzogne è fatale, confesso chiamando il cielo e la terra a testimoni, che ho commesso peccato gravissimo a danno mio e dei miei, e che mi sono reso colpevole della terribile morte, perché per salvarmi la vita e sfuggire ai troppi tormenti, e soprattutto allettato dalle parole lusinghiere del Re e del Papa, ho testimoniato contro me stesso e contro il mio Ordine. Ora invece, sebbene sappia quale destino mi attende, non voglio aggiungere altre menzogne a quelle già dette e, nel dichiarare che l’Ordine fu sempre ortodosso e mondo d’ogni macchia, rinuncio di buon grado alla vita".Con questo praticamente volle pagare a carissimo prezzo la sua "colpa" di aver riconosciuto inizialmente i capi d’accusa contro l’Ordine. Fu un Martire della verità. Rinunciò alla vita, pur di dire la verità! Geoffroy de Charnay ebbe il coraggio di seguire l’esempio del Gran Maestro e ritrattò insieme a lui. Filippo non aspettò un momento, il 18 Maggio pronunciò la sentenza di morte e lo stesso giorno gli alti dignitari dell’Ordine furono bruciati vivi sull’isolotto di Pont Neuf, sella Senna, alle spalle di Notre Dame. Per lo spettacolo si radunò una folla sterminata.Dai documenti che registrano le ultime parole del Gran Maestro si legge che l’ultima cosa che disse fu l’esortazione al boia di allentare un po’ le catene, per giungere le mani in preghiera. Non si deve credere quindi a chi dice che il Gran Maestro lanciò la maledizione su Filippo il Bello e Papa Clemente V !!! E’ una delle tante leggende nate dopo la soppressione dell’Ordine!!!Molay, da ottimo Cristiano, si guardava bene da non maledire nessuno e questa ipotetica maledizione carica d’odio mal si lega al fatto che chiese di allentare le catene per poter giungere la mani in preghiera.Molay non pensava alla vendetta in quel momento, ma soltanto alle sue colpe. Come ho detto dopo la morte del Gran Maestro sono nate molte leggende che di verità ne hanno ben poca, si dice per esempio che il mantello del Gran Maestro non venne consumato dalle fiamme durante il rogo.Sebbene non vi fosse stata alcuna convocazione del Re e del papa dinanzi al tribunale di Dio da parte del Gran Maestro sta di fatto che Papa Clemente morì quattro settimane dopo e Filippo lo seguì lo stesso autunno. Lo stesso Marigny fu impiccato il 30 aprile 1315. Per questo il popolo vide in quegli accadimenti la mano vendicatrice di Dio. Anche perché era chiaro a tutti che il Processo era stato una farsa e che la soppressione dell’Ordine era dovuta soltanto all’avidità del Re. Una domanda a questo punto sorge spontanea: come mai nessun Ordine Cavalleresco levò la propria voce a favore dei Templari? Perché i Gerosolimitani e i Cavalieri Teutonici restarono in silenzio? Proprio questi ultimi avrebbero dovuto esercitare un notevole influsso, anche perché avevano la loro sede centrale in Germania, sotto la protezione del Re tedesco e soprattutto lontano da Filippo che non sarebbe stato in grado di recare danno al potente Ordine.Fondamentalmente Templari e Teutonici non avevano mai avuto relazioni amichevoli, i primi rimproveravano i secondi di aver copiato loro sia lo stemma ,sia la divisa (bianca per entrambi), sia la Regola che era molto simile. Furono in opposizione anche per motivi politici, in quanto nella guerra tra impero e papato i Teutonici appoggiarono gli "Hohenstaufen", mentre i Templari patteggiarono per i guelfi. Inoltre il Gran Maestro dei Teutonici fu un grande consigliere di Federico II che invece non era visto di buon occhio dai Templari, in quanto scomunicato dal Papa.Queste tensioni sfociarono in una vera e propria guerra nel 1241, i Templari ne uscirono vincitori e i Teutonici persero quasi tutti i loro possedimenti in TerraSanta. Una tale perdita, vista col senno di poi, non fu grave, anche perchè permise ai Teutonici di concentrarsi ad Oriente.Anche gli Ospitalieri non erano mai stati in buoni rapporti con i Templari e anche in questo caso ci furono vere e proprie guerre. I Gerosolimitani si mostrarono però in qualche modo cavallereschi, si dice che avrebbero cercato di prendere contatto con il Gran Maestro dei Templari Molay in prigione per cercare di aiutarli, ma Molay avrebbe loro sconsigliato di osare qualche azione di difesa dei Templari, in quanto era comunque tutto perduto.I Gerosolimitani sapevano bene però quale fosse la dedizione dei Templari verso il Signore, avevano combattuto fianco a fianco con loro in TerraSanta e sapevano con quale coraggio e determinazione combattevano l’eresia.Comunque con la soppressione dell’Ordine fu anche la Chiesa e soprattutto il papato a subire un grandissimo danno, Un Papa aveva sacrificato un Ordine all’avidità di un Re… si era ben lontani dalla grandezza che il papato aveva avuto nell’alto Medioevo, quando Roma aveva ancora il ruolo di arbitro assoluto tra i sovrani Cristiani. La Curia di Avignone era caduta ai piedi di Filippo il Bello, era un suo strumento.Il grande Innocenzo III e i suoi successori avevano considerato l’Ordine Templare come una sorta di esercito permanente della Chiesa, che poteva essere impiegato ovunque a favore della Santa Sede, e di esempi ce ne sono molti: nella Crociata contro gli albigesi i Templari si mostrarono fedeli servitori della Chiesa, ma anche in altre occasioni più difficili non mancarono di dare il loro supporto al Papato, per esempio contro Federico II che venne combattuto dai Templari in Italia tra le fila dell’esercito pontificio.E’ difficile calcolare l’entità dei danni religiosi e culturali causati dalla soppressione dell’Ordine; lo scandalo del processo, le confessioni dei Cavalieri, la debolezza del Papa, lo schieramento di un subdolo Re contro un Ordine secolare, minarono le basi della società stessa, gli alti ideali Medioevali come la cavalleria, il senso dell’onore, la disciplina, il valore, la cortesia, la religiosità vennero messi in discussione.
Anche la Francia avrebbe tratto più vantaggi dalla sopravvivenza dell’Ordine che dalla sua soppressione.L’esempio è il Portogallo: i Cavalieri di Cristo che avevano ricevuto tutto il patrimonio dei Templari portoghesi contribuirono non poco allo sviluppo del Paese, con le loro navi e i loro ideali, contribuendo alla nascita di una potenza marinara mondiale. La Francia aveva nei suoi confini molte province dell’Ordine assai più potenti di quelle del Portogallo.Si potevano per esempio sfruttare i Templari per porre fine alle scorribande dei Saraceni che rovinavano i traffici francesi con l’oriente .Il Re di Francia avrebbe dovuto anche ricordarsi che i suoi antenati dovevano la vita ai Templari! San Luigi e tutti i suoi crociati che sopravvissero al massacro, caddero in mano ai musulmani che chiesero un riscatto… chi lo pagò?La Francia? No, i Templari! Anche Luigi VII ed il suo esercito furono aiutati dai Templari, che li guidarono nelle zone impervie, inospitali, dove non conoscendo i sentieri giusti si poteva morire di sete, tornò molto utile l’esperienza dei Templari in fatto di guerriglia con i musulmani.Filippo ed i suoi ministri si ingannavano quando pensavano che il Tempio valesse più della lealtà dell’Ordine!!! Il loro amore per la patria d’origine si riconosceva in ogni loro azione. Parlando molto meschinamente la Francia poteva sfruttare i Templari in modo molto più proficuo, come fecero i Re tedeschi con i Cavalieri Teutonici.Alla luce di tutto questo si può ragionevolmente pensare che la Chiesa abbia il dovere morale di rivedere il processo e di riabilitare i Templari. Il processo si svolse contro una miriade di norme di diritto canonico e civile, i Templari vennero trattati in modo disumano, le loro confessioni furono estorte con modi e mezzi violentissimi… Era ed è fin troppo chiaro che l’Ordine era innocente.Una revisione è tutt’altro che impossibile.L’incontro con Nogaret segna irrimediabilmente il destino del glorioso Ordine del Tempio. È probabile che il consigliere del re abbia maturato, insieme al re stesso, la consapevolezza di poter saccheggiare impunemente l’Ordine.Se poi il saccheggio, quindi l’arricchimento, fosse stato accompaganto dall’annientamento dell’Ordine, il risultato sarebbe stato ancora migliore. Non si deve dimenticare che l’Ordine rappresentava, ormai, una forma di potere socio-economico rilevante, la prima multinazionale della storia. Inoltre l’oblio dell’ideale crociato insieme al ritiro dalla Terrasanta, faceva temere i principi Europei, che detenevano la maggiore ricchezza.Se lo sviluppo dell’Ordine era stato così ben organizzato quando l’Ordine doveva occuparsi della gestione militare dei suoi Cavalieri in Terrasanta, dovendo investire una quantità di risorse incredibili nell’approvvigionamento e nel mantenimento dei Cavalieri, dei loro scudieri e dei cavalli stessi, nonché nella costruzione di Castelli e roccaforti in una regione così lontana ed ostile, cosa avrebbe potuto fare quando tutte queste risorse, sia economiche che organizzative, non sarebbe più state spese?Chi detiene il potere non vede di buon occhio le novità. In particolare in un periodo storico come quello medievale. La realtà dell’Ordine monastico-militare era fuori da ogni schema, era stata “inventa” da un grande come Bernardo da Chiaravalle, e l’Ordine era fedele solo alla Chiesa. La stessa Chiesa che non è stata in grado di difenderlo.Dopo l’arresto fu presentata ai Templari una lunga lista di misfatti che da tempo sarebbero stati abituali nell’Ordine. L’imputato doveva sottoscrivere il documento di colpevolezza, in questo caso sarebbe stato perdonato. Inoltre avrebbe potuto godere di una rendita a vita.Chi invece avesse negato le accuse sarebbe stato torturato fino alla confessione o alla morte. Ovviamente molti cedettero alle torture sottoscrivendo l’atto di accusa. Altri non ressero all’infamia e si suicidarono (lo fecero almeno in dodici). Le condizioni in cui vennero a trovarsi i Templari arrestati furono terribili. Molto severe, oltre che completamente senza difesa. I Templari dovevano essere tenuti isolati per intere settimane. La tortura a cui furono sottoposti gli accusati fu di una crudeltà che parve spaventosa anche agli stessi uomini del Medioevo. La ferocia fu tale che molti morirono prima di poter confessare. Un trattamento atroce documentato da una vittima sopravvissuta fu quello di sfregare i piedi dell’imputato con del grasso e porlo davanti al fuoco: l’accusato perse parecchie ossa dei piedi, che potè esibire come prova in una successiva fase del processo. Ma non furono solo le torture fisiche che permisero agli aguzzini di estorcere le confessioni. I Templari erano soldati durissimi preparati a resistere nelle prigioni musulmane e sfidare quotidianamente la morte in battaglia. Ciò che contribuì al cedimento dei cavalieri fu il completo rovesciamento del loro sistema spirituale e sociale, perpetuato attraverso il completo isolamento fisico ed informativo

martedì 12 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 5° puntata: Il processo (segue)

Fu presentata ai Templari una lunga lista di misfatti che da tempo sarebbero stati abituali nell’Ordine. A chi confessava veniva promessa la libertà, il perdono e una pensione ordinaria attinta dai beni dell’Ordine.Si doveva soltanto adempiere alla piccolissima formalità di sottoscrivere le proprie affermazioni di colpevolezza sotto giuramento. Chi si intestardiva col negare le accuse veniva invece messo alla ruota, una, due, tre volte al giorno, finché non confessava ….. o moriva.Non tutti ce la fecero a sopportare le torture e molti firmarono i documenti con le mani insanguinate e le ossa spezzate.I capi d’accusa più importanti furono: aver rinnegato Cristo, aver sputato sulla Croce, la sodomia e l’adorazione di un idolo.La storia ci conferma senza ombra di dubbio che l’aver rinnegato Cristo e aver sputato sulla Croce sono due accuse altamente insostenibili! I Templari fatti prigionieri durante le Crociate spesso si rifiutavano di rinnegare il Redentore per avere salva la vita! Furono massacrati senza pietà dai musulmani che per loro non si aspettavano mai di ricevere un riscatto! Anche allora avrebbe dovuto impressionare il fatto che qualche anno prima a San Giovanni d’Acri furono uccisi circa 500 Templari che morirono per salvare la vita agli altri Crociati fungendo da retroguardia, ma anche per quel Cristo che ora li si accusava di rinnegare!Per non parlare di tutti gli anni in cui combatterono in TerraSanta insieme ai Crociati, lasciando sul campo migliaia di uomini, per difendere il nome di Dio. Come si può accusarli di rinnegarlo? Avrebbero sacrificato tante vite per cosa?Anche la sodomia è una pura invenzione, come l’idolo, di cui stranamente Nogaret non presentò nessuna prova al Processo, perché? Si poteva far sfuggire una prova tanto schiacciante? Le accuse si basavano molto sul fatto che il rito d’entrata nell’Ordine era segreto, quindi le fantasie degli accusatori si scatenarono e inserirono in quel rito tutte le eresie e i reati possibili di quel tempo.Clemente forse apprese la notizia molto tardi o forse era troppo sottomesso a Filippo.Soltanto il 27 Ottobre fece una protesta scritta, e stranamente criticò il Re aspramente, in modo assai più severo di quanto fosse sua consuetudine.Due lunghi mesi dovette aspettare la risposta! Semplicemente il Re non riceveva i messi del Papa.Filippo aveva già vinto la partita.Aveva già una buona quantità di confessioni firmate sotto giuramento e la sua propaganda aveva già fatto il "lavaggio del cervello" al popolo a cui l’Ordine veniva dipinto con le tinte più fosche, praticamente i cavalieri venivano accusati di tutto ciò che nel Medioevo era crimine.Il 22 Novembre il Papa emanò il fatale decreto, sollecitava tutti i principi Cristiani ad arrestare i Templari. Nei vari Stati d’Europa ci furono varie risposte:Inghilterra: il Re Edoardo II inizialmente accusò il Re di Francia di perseguitare i Templari solo per la sua avidità, ma ben presto ritirò le accuse: non era una grande figura morale ed aveva preso in sposa Elisabetta, figlia di Filippo e il matrimonio non poteva certo dirsi felice! Comunque Edoardo II ordinò l’arresto dei Templari, ma la polizia inglese non era come quella francese, in tutto furono arrestati solo 280 Templari, un numero molto inferiore all’effettivo del Tempio in Inghilterra e comunque in carcere vennero trattati con clemenza.Germania: I Templari qui non erano molto importanti, Teutonici e Ospitalieri la facevano da padroni. Furono comunque invitati a comparire a Magonza di fronte al tribunale Arcivescovile: arrivarono non da fuggiaschi o da criminali, ma fieri, in uniforme, e armati di tutto punto… si presentarono da uomini liberi. Li si prosciolse da ogni accusa.Portogallo: Il re Diniz seguì l’ordine del Papa a modo suo: ospitò i Templari nel suo Castello di Castro Morim, come amici e fece amministrare i loro beni in modo esemplare. A Santarem furono poi dichiarati innocenti, anche se per effetto della bolla del Papa dovette comunque sopprimere l’Ordine Templare, ma venne immediatamente dopo creato l’Ordine del Cavalieri di Cristo che altri non erano che i Templari sotto un’altra nomenclatura, a questo nuovo Ordine in Re, molto onestamente, fece donare tutti i beni Templari sequestrati.L’aver difeso i Templari fu un atto che ripagò abbondantemente il Portogallo nei secoli successivi, le scoperte nel nuovo mondo vennero finanziate anche con il denaro dei Cavalieri di Cristo, anche Enrico il Navigatore ne faceva parte. Non dimentichiamo che sulle vele delle tre caravelle di Colombo svettava la croce Templare!Tutti i commerci con le Indie passavano per Lisbona, che in tal modo si arricchì non poco.Aragona: I Templari di questa terra vennero dichiarati innocenti, ma il re Jaime II voleva prendere lo stesso parte del loro patrimonio… dovette fronteggiare una guerra in piena regola, e conquistare un castello dopo l’altro.Italia: Qui la persecuzione infuriò in maniera analoga a quella francese, con prigionie durissime e torture. Questo si deve anche al fatto che l’Italia era sotto il forte influsso francese e quindi appoggiò la loro tesi di colpevolezza dei Templari. Soltanto l’Arcivescovo di Ravenna, poi diventato Santo, ebbe il coraggio di schierarsi in difesa dei Templari.Gli interrogatori intanto continuavano in tutta la Francia e l’accertamento da parte del Papa sulla colpevolezza dell’Ordine andava veramente a rilento!Il Papa non fece niente fino al 12 Agosto 1308, quando emise la bolla "Faciens Misericordiam" che destituiva i tribunali civili e li sostituiva con dei tribunali ecclesiastici, formati da Vescovi, in quanto solo la Chiesa poteva dire l’ultima parola sulla colpevolezza o no dei Templari. Si intravedeva quindi per i Templari una schiarita all’orizzonte, ma le loro speranze di giustizia furono spazzate via quando scoprirono che il Tribunale di Francia era collocato a Parigi, dove il Re aveva il suo maggior potere e dove "les Gens du Roi", il corpo di polizia del Re poteva facilmente rintracciare e minacciare chiunque avesse voluto testimoniare in favore dei Templari, inoltre la corte era composta di vescovi che erano sotto il più completo controllo del Re (addirittura uno era suo parente) e l’infame Nogaret assisteva a tutti gli interrogatori e a tutte le udienze, mentre il processo avrebbe dovuto avere in aula soltanto i Templari e la giuria. Con queste scelte ( luogo e giuria ) Clemente V aveva definitivamente consegnato i Templari nelle mani del loro nemico, Filippo il Bello. A questo punto vengono ascoltati i Templari e le loro confessioni sono delle più commoventi. Le dichiarazioni dei Templari in aula furono tutte registrate e quindi sono originali! Come adesso anche a quei tempi le dichiarazioni venivano messe agli atti, e quindi venivano accuratamente conservate. Inizialmente fu interrogato il Gran Maestro, Giacomo de Molay che alle accuse di sodomia rispose molto alterato che persino quei pagani dei saraceni avrebbero punito quella colpa decapitando il reo, tanto più dunque cose simili erano proibite nell’Ordine!Molay cercò di difendersi come meglio poteva, ma sapeva che in quel campo non reggeva il confronto con i dottori della legge, sentiva che quei giuristi non potevano capire i sentimenti e l’animo di un cavaliere, era impossibile che si rendessero conto del fatto che un uomo d’onore mai avrebbe potuto neppure minimamente tollerare un comportamento tanto infame come quello che si rimproverava all’Ordine!E’ emblematica una sua frase registrata: "Saprei bene come trattar Voi, se non foste ciò che siete".Il giorno dopo fu interrogato Ponsard de Gisy, (cui era affidata la casa madre dell’Ordine, Payens) che disse con enfasi: "Abbiamo confessato sotto tortura!". Riferì inoltre che a Parigi trentasei templari erano morti sotto tortura e molti in altri modi. Continuò il suo discorso dicendo: "Mi hanno legato le mani dietro la schiena in un modo tale che il sangue mi sprizzava fuori dalle unghie Poi così legato mi hanno gettato in un pozzo per circa un’ora", disse poi che avrebbe preferito la morte piuttosto che continuare a sopportare quei supplizi.Lo stesso giorno fu interrogato Aymon de Porbone che descrisse anche lui le torture alle quali fu sottoposto dagli aguzzini del Re per farlo confessare, gli versavano acqua in bocca con un imbuto. Per intere settimane era stato lasciato a pane e acqua, dichiarò: "Non dirò nulla fintanto che mi si tiene in carcere". Il 28 Novembre la commissione pontificia interrogò per la seconda volta Molay che si appellò nuovamente al Papa e difese l’Ordine richiamando l’attenzione sulle elemosine elargite, sulle Chiese costruite e sulle cerimonie celebrate dall’Ordine. Questo diede luogo ad uno scambio di battute:Commissario: "Ma tutto ciò è vano per la salvezza dell’anima se manca la fede"Molay rispose in maniera eccelsa: "Io credo fermamente in un Dio in tre Persone e a tutti gli altri articoli della nostra fede. Credo che quando l’anima sarà separata dal corpo si vedrà chi fu un giusto e chi fu un malvagio. Tutti i presenti allora conosceranno la verità sulle domande che oggi ci vengono poste"Il Gran Maestro in catene al cospetto dei propri giudici ne divenne con poche parole l’accusatore e non in nome di un Re terreno o di un Papa debole, ma in nome di Dio! Profeticamente ricordò ai Vescovi del tribunale pontificio dell’esistenza di un altro tribunale al quale tutti loro non sarebbero sfuggiti.Poi chiese di poter assistere alla Santa Messa e di ricevere la comunione, dopo aver ricordato l’alto tributo di sangue pagato dai Templari in TerraSanta (lui disse 20.000 uomini) per difendere il nome di Dio e di Cristo, quel Cristo che ora li si accusava di rinnegare.Alcuni storici hanno valutato le deposizioni di Molay mediocri e non all’altezza della situazione, ma che cosa ci si poteva aspettare da un militare? Lui era bravissimo nella strategia, nella tattica e nel combattimento, ma non aveva una laurea in legge, come poteva tener testa a giuristi come Nogaret in un’aula di Tribunale? Non era il suo ambiente naturale… Tra febbraio e maggio del 1310 ci fu la seconda parte del Processo ai Templari e furono invitati tutti i Templari di Francia a Parigi per difendere l’Ordine. Più della metà dei Templari di Francia (560) scelse di fare il viaggio per raggiungere Parigi. Perché non tutti? Bene, molti erano morti, molti non avevano le forze e altri non ebbero il coraggio. Erano ormai due anni che venivano tenuti in carcere, avevano subito torture, avevano patito la fame, avevano visto morire i loro compagni e per finire bisogna ricordare che per il diritto feudale chi ritrattava le sue confessioni andava sul rogo. Inoltre erano ancora in manette, i loro aguzzini li accompagnavano e li tenevano sott’occhio, per una specie di tortura, stavolta psicologica.I Templari vennero riuniti tutti insieme e vennero lette le accuse infamanti.Vernon de Santoni alla domanda se intendesse difendere l’Ordine replicò: "In quest’Ordine non ho visto che del bene, non capisco cosa si voglia intendere per difendere".Bernard du Gué fu illuminante per smascherare le terribili torture alle quali furono sottoposti, il poveretto mostrò le ossa dei piedi, le aveva perse nel corso dell’interrogatorio, i suoi aguzzini lo avevano arrostito a fuoco lento tanto a lungo che la carne s’era staccata dall’osso…. Come curatore dei Templari fu designato Pietro da Bologna (francesizzato è Pièrre de Bologne) che era stato il procuratore generale dell’Ordine presso la Santa Sede. Redasse uno scritto che consegnò poi ai Commissari in nome di tutti i convenuti: "E’ difficile per noi, per i nostri fratelli, essere privati dei sacramenti. A molti di noi è stato sottratto l’abito, a tutti i beni dell’Ordine. Tutti siamo stati gettati in carcere con infamia, messi in catene ed in carcere siamo tutt’ora.La maggior parte dei confratelli che sono morti nelle carceri fuori Parigi non sono stati sepolti in terra Consacrata. Al momento della morte sono stati negati loro i sacramenti della Chiesa".Ad Aprile fu presentato un altro scritto al Tribunale:"Gli articoli del questionario della Bolla pontificia sono privi di senso, infami, disonorevoli, inauditi. Si tratta di menzogne, enormi menzogne, menzogne assurde, pronunciate dai nemici dell’Ordine e da calunniatori, in base a delle maldicenze. L’Ordine Templare è puro, senza macchia, e tale è sempre stato, checché se ne dica. Coloro che affermano il contrario parlano da miscredenti e da eretici, seminano nella fede l’eresia e la zizzania. Siamo qui pronti a difendere l’Ordine con tutto il cuore, con parole ed opere, nella maniera migliore possibile. Domandiamo però di poter disporre liberamente di noi stessi, e di essere presenti al Concilio. Coloro che non vi possono prendere parte devono avere la possibilità di farsi rappresentare. In breve, chiediamo di essere liberati dalle carceri in cui ci detengono. Tutti i confratelli che hanno confessato, del tutto o in parte menzogne simili, non dicono il vero. Hanno confessato nel timore di essere uccisi. Alcuni hanno confessato sotto tortura, altri per aver visto a quali supplizi venivano sottoposti i loro confratelli. Di conseguenza hanno verbalizzato ciò che volevano i loro persecutori. Non li si può biasimare, giacché i supplizi a cui alcuni sono stati sottoposti hanno suscitato il terrore in molti. Hanno visto che era possibile scampare alle sofferenze ed alla morte mentendo. Altri forse sono stati corrotti col danaro, o sedotti da promesse e lusinghe, o piegati da minacce. Tutto questo è noto e non si può far finta di ignorarlo, od occultarlo. Imploriamo la misericordia Divina, che ci faccia giustizia, giacché troppo a lungo abbiamo patito una persecuzione ingiusta. Da Cristiani pii e fedeli, chiediamo di ricevere i sacramenti della Chiesa".

giovedì 7 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 4° puntata (segue)

Si avvicina la tremenda fine dei Templari

Tutta la vicenda ha inizio nel 1305, quando un tale Esquiu De Floryan , (forse un ex-Templare della Francia del sud, già espulso con ignominia dall’Ordine) si presentò al sovrano di Spagna Giacomo II di Aragona con una storia stupefacente: diceva di essere stato nelle carceri di Béziers in compagnia di un altro cavaliere templare scacciato dall’Ordine che gli aveva raccontato le inaudite atrocità che venivano compiute: si rinnegava Cristo all’atto di essere accettati nell’Ordine, si sputava sulla Croce, si praticava la sodomia e si adorava un idolo. De Floryan raccontò questa storia a Giacomo II perché sapeva che il Re aveva buoni motivi per avercela con i Templari, non gli andava troppo a genio avere all’interno dei suoi confini un secondo potere, oltre lo Stato, con una tale influenza, inoltre avevano le più possenti fortezze del Regno e facevano i migliori affari.
Giacomo II però ritenne opportuno non intraprendere azioni contro gli onnipotenti Templari, anche perché la pia popolazione spagnola non avrebbe mai perdonato al suo Sovrano una simile azione contro i migliori Cristiani dell’epoca e la Chiesa! Il Re consigliò però a De Floryan di rivolgersi a Filippo IV di Francia che aveva una certa esperienza in fatto di lotte contro la Chiesa.
Filippo IV, detto anche il Re falsario per aver battuto monete di pessima lega, nel 1296 si era già impegnato in una prova di forza con il papa Bonifacio VIII, e imponendo un contributo alla Chiesa francese, aveva provocata una prima rottura, aggravatasi nel 1301 dalla pretesa di giudicare un vescovo.
Bonifacio VIII convocò un concilio per condannare e scomunicare il sovrano. Questi rispose con un'assemblea che vietò al clero francese di parteciparvi.
Filippo venne scomunicato, e allora inviò a Roma Guglielmo di Nogaret, che si alleò con il principe Giacomo Colonna. che era partito con 300 cavalieri verso Roma. Il papa, però si era ritirato ad Anagni, nei suoi possedimenti terreni, e si fece trovare dai suoi nemici con le insegne papali sul trono papale. I suoi nemici lo schernirono e lo derisero.
I Colonna erano nemici dei Caetani, di cui faceva parte Papa Bonifacio VIII. Acerrimo nemico del Papa (nato Benedetto Caetani) insieme a Guglielmo di Nogaret lo rapirono e lo tennero prigioniero presso Anagni. Durante questo periodo il Colonna detto Sciarra (cioè il litigioso) avrebbe addirittura schiaffeggiato il pontefice: tale evento è famoso con il nome "Oltraggio di Anagni". Comunque il papa, che era anziano e molto sofferente anche di calcoli renali morì poco dopo (1303).
Bonifacio VIII, non trovò pace neanche nella morte: lo spregiudicato Nogaret ne fece riesumare il cadavere e lo processò per eresia, accusandolo di una serie di crimini che solo la fantasia di un visionario poteva cacciare fuori: simonia, raggiri, assassinio del suo predecessore, magia e ateismo professo.
Filippo IV impose quindi il proprio controllo sul papato: fu eletto papa l’arcivescovo di Bordeaux, Bertrand de Goth, col nome di Clemente V, e la Santa Sede fu trasferita in Francia (1309) cosa che poneva di fatto Clemente V sotto l’influenza della Corona.
Il papa fu strumento di Filippo IV il Bello che se ne servì nella lotta contro i Cavalieri Templari grazie anche al suo scaltro e infame consigliere: Guglielmo di Nogaret che aveva già arrecato gran danno alla Chiesa con lo "schiaffo di Anagni". L’ex galeotto De Floryan alla fine riuscì ad incontrarsi con Nogaret che percepì immediatamente quanto quelle informazioni che gli venivano date fossero ad alto potenziale esplosivo.
Ormai era specializzato nel saccheggiare beni ecclesiastici e annientare un Ordine per il vile denaro non lo preoccupava minimamente. Inoltre aveva forse un motivo in più per agire contro i Templari: i Cavalieri avevano denunciato all’Inquisizione come Cataro suo nonno che era stato così bruciato sul rogo all’epoca del massacro dei Catari.
Per il momento però aveva in mano ben poco per accusare un intero Ordine, aveva soltanto le affermazioni di un pregiudicato, un testimone quindi abbastanza inattendibile, per giunta anche espulso dall’Ordine. Si potevano andare a ricercare i Cavalieri cacciati dall’Ordine che sarebbero stai più che contenti di sottoscrivere qualsiasi cosa in cambio della libertà e di un po’ di denaro, ma Nogaret era troppo scaltro, sapeva che simili testimonianze sarebbero state troppo inverosimili per giustificare l’arresto di migliaia di cavalieri. C’era soltanto una soluzione per ottenere prove sicure ed innegabili della colpevolezza dell’Ordine: tutti i Templari dovevano essere sottoposti a tortura e dovevano essere costretti a firmare le deposizioni con il riconoscimento della loro colpevolezza.
L’Ordine Templare, in quell’epoca, godeva del massimo rispetto delle popolazioni dei vari Stati, in più all’interno dell’Ordine c’erano molti figli di nobili: un’azione contro i Templari, senza i dovuti motivi si sarebbe trasformata per chiunque in una disfatta completa, avrebbe attirato contro di se l’odio delle masse, l’odio dei nobili, degli altri sovrani Europei e della Chiesa, che sarebbe potuta arrivare anche ad indire una Crociata contro l’accusatore dei Templari, con conseguenze più che ovvie: l’annientamento.Quindi se il Re di Francia si fosse azzardato ad incolpare ed arrestare i Templari per futili ragioni molto probabilmente avrebbe fatto una gran brutta fine!
Filippo IV molto probabilmente aveva visto il tesoro dei Templari e quindi sapeva pressappoco le grandi quantità di ricchezze da loro possedute: a centinaia di migliaia si ammucchiavano monete di Tours, di Firenze, di Venezia, delle più importanti banche, nonché monete provenienti da tutto l’oriente e l’occidente. A questo vanno aggiunte le donazioni ricevute, gli oggetti d’arte migliori e un imprecisato numero di oggetti orientali. La domanda è: quando il Re di Francia poté vedere tutto questo?
Le tasse e le gabelle erano state aumentate, la moneta francese (talleri e bourgeoises) era stata già svalutata due volte in un anno e le stesse monete erano fatte con una lega squallidissima, non a caso quindi Filippo il Bello era stato chiamato "Il Re Falsario" dal Papa Bonifacio VIII e si diffuse un detto: Il Re di Francia è falso come le sue monete.
I lavori per la costruzione di Notre Dame e del Palazzo Reale di Parigi erano fermi da mesi, il Re non aveva più soldi! Intanto la Fortezza Templare dominava su Parigi con le sue sette Torri.
Durante la sollevazione popolare del 1306 che ci fu per via dell’inflazione, delle tasse, e delle continue svalutazioni, i Templari (ironia del destino!) accolsero il Re nel loro castello-fortezza, salvandolo da morte sicura e consentendogli di rendersi ancor più conto dei loro immensi tesori.
Nel 1307 però era già quasi tutto pronto, il piano era quasi completo. Re Filippo riuscì a convincere tutti i membri del consiglio di Stato sulla bontà e necessità di quest’azione, i quali apposero i loro sigilli sui documenti da inviare a tutti i procuratori di Francia con l’ordine di catturare i Templari.
Uno solo rifiutò di mettere il suo sigillo al servizio di un’ingiustizia: l’arcivescovo Aycelin di Narbona, gran guardasigilli e cancelliere del Regno. Naturalmente Filippo andò avanti comunque, non pensò minimamente di far naufragare tutto per una sola opposizione!
Una cosa però c’è da dire: se Aycelin di Narbona credeva che quell’azione fosse un’ingiustizia, perché rimase muto? Perché non avvertì ne il Papa, ne i Templari delle intenzioni del Re? Avrebbe potuto evitare il più grande assassinio giudiziario del Medioevo, ma non lo fece. Col suo silenzio si fece comunque complice.
Così il 14 settembre 1307 venne deliberato l’arresto dei Templari . nello stesso giorno Il Re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi , siniscalchi e soldati del Regno ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei loro beni, e già il 22 dello stesso mese giungevano a tutti i procuratori del Regno i decreti che ordinavano di tenersi pronti con tutti gli uomini in armi per l’alba del 13 Ottobre.
Le disposizioni reali vennero prontamente eseguite venerdì 13 ottobre 1307 e la mossa riuscì in quanto venne astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero arrestati.
I frati dell'ordine della milizia del Tempio, lupi nascosti sotto un aspetto da agnello e sotto l'abito dell'ordine, insultando in modo sciagurato la religione della nostra fede, sono accusati di rinnegare il Cristo, di sputare sulla croce, di lasciarsi andare ad atti osceni al momento dell'ammissione all'ordine: essi si impegnano con il voto che proferiscono, e senza timore di contravvenire alla legge umana, a darsi l'uno all'altro, senza rifiutarsi, se vengono richiesti...
Con queste parole il re Filippo IV giustificò l'arresto in massa dei Templari avvenuto all'alba, forse all'insaputa del papa. Quasi tutti i monaci vennero imprigionati compreso il maestro Jacques de Molay che si trovava nella commenda di Parigi, tutti i beni dell'ordine confiscati compreso il tesoro e tutti i documenti. Le accuse sono pesanti ma quello che preoccupa è il sospetto che si nasconde dietro questa manovra del re: il desiderio di sopprimere l'ordine del Tempio.
Incatenati, isolati dalla vita conventuale, torturati ecco quello che accade ai poveri monaci-cavalieri rinchiusi. Qui ,nel castello di Chinon, sono rinchiusi i dignitari dell'ordine compreso de Molay, le loro condizioni fisiche precarie ne hanno impedito il trasferimento per essere interrogati direttamente da papa Clemente V, sempre più sottomesso alle strategie politiche del re di Francia.
Accompagnati dai più vicini consiglieri del re, di buon mattino, sono arrivati alcuni cardinali inviati per raccogliere le loro sempre più stanche parole risultato di continue torture crudeli ed ingiuste. Sono questi mesi difficili per i Templari, il ricordo di epiche battaglie e' lontano e la confusione appare come l'unica certezza, dove confessioni,precisazioni ma anche ritrattazioni e lo spettro di gravi condanne avvicinano i bianchi mantelli al fuoco del rogo.
Le torture incominciano a produrre gli effetti desiderati dal re di Francia Filippo IV. Del coraggio dei temuti cavalieri ben poco e' rimasto e lo scoramento nelle file della gerarchia dell'ordine , sembra confermare un triste percorso già disegnato e dalla quale pare non ci sia proprio via di scampo. I decreti prevedevano che, dopo l’arresto, si stabilisse la verità ad ogni costo, anche ricorrendo alla tortura; a chi rilasciava le confessioni sul verbale andava promessa la piena assoluzione, coloro che negavano andavano minacciati di morte.Incredibile! Come poteva il Re promettere l’assoluzione ai peccatori e viceversa minacciare di morte chi non confessava?
Il papa intanto, apparentemente, non sapeva nulla di quello che stava per accadere, infatti la settimana tra l’1 e l’8 Ottobre si trovava alle terme. Alcuni studiosi però sostengono che il papa fosse al corrente della situazione e che volesse iniziare una sua inchiesta sui Templari, ma Filippo il Bello lo anticipò.Il 13 Ottobre comunque l’azione fu fatta e in una volta sola furono imprigionati tutti i Templari di Francia, persino i rappresentanti del Tempio presso la Curia pontificia!. Vennero presi all’alba, in un agguato assolutamente inaspettato. Le accuse che venivano rivolte sembravano impossibili e assolutamente inaspettate, anche per questo i Templari non reagirono, visto che avevano la coscienza pulita e erano sicuri che tutto si sarebbe risolto subito e che si sarebbe chiarito l’equivoco.
La loro fede era indistruttibile, purtroppo non sapevano, invece, che quella stessa Chiesa che loro tanto adoravano (guidata però da un uomo debole e prigioniero del Re di Francia) e di cui si fidavano l’avrebbe lasciati in pasto ad un Re bramoso di denaro. I Templari furono imprigionati nelle loro stesse fortezze e interrogati dai carnefici del Re. La cattura era stata ordinata dal Grande Inquisitore di Francia, Guglielmo d’Imbert che avrebbe dovuto procedere anche agli interrogatori, ma gli aguzzini cominciarono subito, torturando i poveri malcapitati e iniziando a far sottoscrivere da quanti più Templari possibile le loro dichiarazioni di colpevolezza. Resta tuttora misteriosa la sorte della flotta Templare che era ancorata al porto Francese de La Rochelle e che non fu mai trovata, forse riparò in Portogallo oppure in Scozia. Il processo fu una delle più grandi tragedie della storia della Chiesa.


martedì 5 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 3° puntata (segue)

Parigi: Domus templi 1297 d.C.
Dopo la fine dell’ esperienza in Terrasanta con la caduta di San Giovanni d'Acri, Parigi diventa il centro principale e la sede del Maestro dell'Ordine del Tempio. L'attività finanziaria continua. La sua gestione non è esclusiva dei Templari ma anche di altri ordini monastici che amministrano più o meno saggiamente cospicue fortune patrimoniali. Il monastero o l'abbazia sono luoghi consacrati a Dio e per questo ritenuti inviolabili e temuti da tutti, i monaci-cavalieri contribuiscono però ad un forte sviluppo ed a grosse novità in merito.
Ci troviamo in uno dei luoghi più sicuri dell'attuale periodo storico: la sede primaria del Banco del Tempio. Entriamo nei locali ordinati e rigorosi dei monaci, mescolandoci tra persone di ogni categoria e ceto sociale; i Templari non facevano troppe distinzioni: chiaramente da saggi mercanti valutavano rischi e servizi ad essi rapportati. In fondo alla stanza troviamo diversi sportelli gestiti da Templari-cassieri, ognuno dei quali con un registro di cassa e' pronto a trascrivere ogni movimento di denaro.
Raccolta di fondi da gestire ma anche erogazioni di prestiti con garanzie date in pegno che potevano essere anche bestiame, prodotti agricoli, schiavi, tutto poteva essere utile in caso di insolvenza da parte del debitore.
Per le persone importanti i Templari hanno un prodotto finanziario su misura: il conto corrente. In qualsiasi momento il cliente può disporre dei propri averi con semplici lettere inviate al tesoriere del tempio. Il banco invia tre volte l'anno un estratto conto di riepilogo dei movimenti. Non e' necessario recarsi nella sede principale ma si può usufruire di questo servizio anche presso altre sedi Templari sparse in giro per l'Europa, inoltre esistono vari finanziamenti specializzati per le categorie di artigiani e contadini che possono avere bisogno di anticipi.
Adesso veniamo ai costi di questi servizi. La Chiesa ha sempre considerato l'interesse come grave peccato 'non è possibile arricchirsi speculando sul tempo che ci viene donato da Dio!' per questo gli ebrei sono visti come usurai e peccatori. Per le operazioni in questione l'interesse viene 'trasformato' con un operazione di cambio da una moneta all'altra, infatti il problema di questo periodo è la diversità delle valute. Il Templare-cassiere nel rendiconto di fine giornata provvede alla conversione di tutte le differenti monete entrate in quella locale: la lira parisis.
L'attività finanziaria dei Templari non si limita qui, infatti vengono svolte anche mansioni di esattoria, di deposito del tesoro reale, di gestione dei fondi e di patrimoni in genere, di riscossioni di contratti privati, di mediazioni di qualsiasi genere e natura, di finanziamenti di nuove idee ed attività. La contabilità viene tenuta in maniera puntigliosa e rigorosa perchè a fine anno i conti devono tornare sempre e possibilmente anche dare elevati risultati economici.
Sotto l'aspetto economico-finanziario, i templari rivestirono un ruolo così importante da arrivare a "prestare" agli stati occidentali ingenti somme di danaro e gestire perfino "le casse" di stati come la Francia. Con l’affluire di tanta ricchezza l’Ordine finì col costituire una potenza economico-politica, a volte contrastante con le direttive e l’interesse dei Sovrani. I Templari furono così cacciati da Federico II° prima e poi da Urbano IV° dalla Sicilia.
Parigi, maggio 1307 d.C.
La definitiva conclusione della crociata e la fine degli stati latini d'Oriente crea enormi problemi per gli ordini militari che tanto hanno dato alla causa. I Templari hanno acquistato, nonostante tutto, prestigio politico e diplomatico riconosciuto da tutti, le ricchezze che avevano permesso la lunga permanenza in terrasanta ora sono a loro completa disposizione in Europa. Lo stesso maestro Jacques de Molay ha lasciato la sede di Cipro per recarsi a Parigi, nel nuovo quartiere generale e decidere il da farsi, ma il ritorno definitivo dei monaci-cavalieri in Europa crea anche parecchi malumori.
Quasi tutti i re europei hanno fatto spesso ricorso alle finanze Templari per le insaziabili esigenze di bilancio, la Chiesa di Roma, anche se da poco trasferita in Francia, ha timore per la sua potenza politica, il popolo li guarda sempre più con diffidenza: i Templari incominciano a fare paura a tanti.
Nel corso degli anni si sono venute a creare moltissime leggende intorno ai Templari e quindi dire qual’ è la "linea di confine" tra verità e leggenda risulta un compito difficilissimo. Iniziamo con alcuni accenni alle cattedrali gotiche alcune delle quali sorsero in Europa mentre era giunto all’apice il potere economico dell’Ordine templare. Le cattedrali gotiche in tutta la Francia sorsero, in brevissimo tempo (tra il 1200 e il 1250), chiese particolari, in uno stile che fino ad allora era sconosciuto: le grandi cattedrali in stile gotico.
Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. Uno stile incredibile, quello gotico, tutto proteso verso l'alto, con un sistema di spinte e controspinte straordinario, una tecnica costruttiva che a quel tempo era veramente rivoluzionaria.
Come avranno fatto i Templari a progettare e costruire queste cattedrali che, nonostante le loro migliaia di tonnellate di peso, sembrano leggerissime e tali da sfidare la legge di gravità?
I piani di costruzione e tutti i progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo.
Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine.
Nella parte nord delle cattedrali ci sono molto spesso immagini di demoni e nella cattedrale di Amiens c’è addirittura un Pentalfa, cioè una stella a 5 punte rivolta verso il basso. Le cattedrali poi sono piene di segni e di messaggi che sono stati lasciati dagli architetti magari su suggerimento di alcuni precettori templari. Questo è dovuto in parte al fatto che i templari erano di vocazione giovannita, cioè cultori e interpreti del più ermetico dei quattro Vangeli, propensi a una lettura più simbolica che letteraria delle verità della fede. Quello che avevano da dire lo mettevano negli affreschi, nelle statue, nei bassorilievi e nelle stesse cattedrali, ci hanno lasciato un’infinità di segni che dobbiamo decifrare, anche se sembra molto improbabile, visto che oggi l’uomo guarda le cose con l’occhio della scienza, mentre prima si guardava con l’occhio della fede. Un’interpretazione dei segni lasciati dai Templari è possibile solo con una visione non scientifica, ma religiosa anzi sarebbe meglio dire simbolica. Le Cattedrali sono libri di pietra nei quali sono nascosti dei segreti di sapienza e conoscenza che gli antichi Templari hanno voluto tramandare ai posteri.
In questi anni la situazione economica della Francia è molto delicata, il re Filippo IV, dopo aver tentato inutilmente di entrare nell'ordine dei Templari, non appare in grado di risollevare le ormai vuote casse dello Stato. Il popolo francese, stanco dei continui aumenti di tasse, incomincia a dare segnali di turbolenza assai pericolosi. Voci di un prestito fatto del tesoriere del Tempio senza autorizzazione di Molay contribuiscono a creare una situazione di tensione tra il re francese e il maestro dell'ordine.
Veniamo ora ad un altro argomento: il tesoro dei Templari e cominciamo dall’inizio: dall’origine del supposto fantastico tesoro dei Templari.Certo, era formato anche da oro, monete e oggetti d’arte, ma forse c’era anche qualcos’altro, qualcosa di mistico e di antico. Bisogna premettere che il fantastico tesoro, fu spostato dal Tempio di Gerusalemme in Francia nel 1160, in quanto si riteneva che la TerraSanta non fosse più sicura.
A spostare il tesoro fu il Gran Maestro Bertrand de Blachefort che era originario ed aveva possedimenti vicino a Rennes-le-Chateau, dove si dice che fu spostato tutto il tesoro Templare, ma ipotesi più accreditate lo posizionano a Parigi, nelle stanze segrete dell’imponente fortezza dei Templari, che svettava sulla città con le sue sette torri. Di questa fortezza oggi non rimane quasi niente, solo una stazione del metrò ricorda questa antica costruzione che fu adibita a carcere durante la rivoluzione francese e nei primi anni del 1800 fu completamente distrutta. Comunque la maggior parte del tesoro si trovava a Parigi.


Nota La prima foto è la cattedrale di Rouen, la seconda (foto di Marina Ubert) è quella di Chartres

lunedì 4 giugno 2007

Origine e fine dei Cavalieri Templari - 2° puntata (segue)

La regola definisce in modo chiaro e preciso anche il comportamento da tenere nei casi di scontri militari. Sotto il controllo del Maestro o del Maresciallo ai cavalieri non è possibile usare singole iniziative. Severe punizioni sono previste per chi non rispetta le consegne, per chi esce dai ranghi, per chi abbandona il campo senza permesso.
Per la prima volta gli europei si trovano a combattere un nemico che attua una tattica fatta di trappole, di imboscate, sfruttando le strette gole e vallate del territorio, o di finte ritirate. È necessario quindi avere anche come proprie risorse anche quelle della mobilità e della rapidità, e in questo i Templari erano veri maestri.
In caso di impedimenti o assenze il Maestro veniva sostituito dal Siniscalco, ma di fatto è il Maresciallo il vero responsabile del convento, oltre che comandante per le operazioni militari.
Accanto a queste figure troviamo il Commendatore del Regno di Gerusalemme, che si occupava anche delle funzioni di tesoreria , amministrazione e mantenimento delle relazioni verso le altre case Templari d'Occidente, Il Commendatore della Città di Gerusalemme, che assolveva il primario compito di proteggere i pellegrini nei luoghi santi, Il Commendatore di Tripoli ed Antiochia, che governava queste terre. I Commendatori delle varie Case Templari e il Commendatore dei Cavalieri, veri dignitari dell'Ordine, tutti disciplinati dallo statuto che ne regolava funzioni e poteri.
I Templari di ceto inferiore si suddividevano in Fratelli Cavalieri e Fratelli Sergenti che ricoprivano le funzioni assegnate in base ai loro compiti di combattimento o di preghiera. Oltre a queste distinzioni l'ordine poteva contare su un elevato numero di Fratelli Servitori, vere e proprie maestranze per le mansioni quotidiane all'interno delle loro dimore, diventate sempre più centri di attività economica ,spirituale e militare.
Accanto alla sede centrale di Gerusalemme troviamo le province d' oltremare di Antiochia e Tripoli. La principale risorsa economica e logistica per il buon funzionamento dell'ordine restò comunque l'Occidente, dalla penisola Iberica all'Ungheria.
I conflitti tra cristiani e mori infedeli nel sud dell'Europa elevarono i Cavalieri Templari ad un ruolo decisivo per la 'riconquista' ('reconquista'), ripagata, oltre che dall'onore, da ingenti proprietà fondiarie sia nell'attuale Portogallo sia in Spagna, precisamente in Aragona.
Lo sviluppo trovò terreno fertile in Francia, specialmente in Provenza e nel Poitou, e successivamente in tutte le regioni del paese. Si crearono dimore e magioni anche in Inghilterra, Ungheria e nel resto del continente. L'espansione Templare in Italia non fu fulminea come altrove e anche nei decenni successivi il nostro paese non diventerà mai fondamentale per le sorti dell'ordine.
Come era nella logica Templare i possedimenti erano dislocati prevalentemente lungo le vie di comunicazione terrestre (per esempio la via Emilia, la via Francigena e la via di Postumia), nelle sedi di fiere e attività commerciali ed in prossimità dei porti d'imbarco per l'oriente, specialmente in Puglia.
Questa fu la regione italiana che prima fra le altre accolse le domus gerosolimitane rosso-crociate grazie all'importanza strategica e commerciale dei suoi porti e delle sue città.
Tutto il Meridione d'Italia venne compreso inizialmente nella provincia templare d'Apulia. Tra le prime fondazioni dell'ordine, oltre quella di Trani va ricordata la casa di Molfetta (documentata nel 1148), Barletta (1169), Matera (1170), Brindisi (1169) con possedimenti nel leccese, Bari, Andria, Foggia (nel periodo di transizione normanno-svevo), Troia (anteriore al 1190) e Salpi.
Tra le sedi più importanti, va menzionata la Casa Templare di Barletta, che ricoprì il ruolo di Casa Provinciale sino al processo del 1312.Questa, quindi, era la situazione delle Province Templari, non restava che collegarle per sfruttare al meglio le loro risorse e, come vedremo, in questo i Templari non furono inferiori a nessuno...
La crisi politica del regno di Gerusalemme e il crearsi di fazioni contribuisce ad indebolire il potere negli stati latini d'oltremare. Siamo in Galilea, in piena estate del 1187. L'esercito cristiano con a capo il re Guido di Lusingano, supportato nelle retroguardie anche dai Templari, si accampa nelle vicinanze di Seforia, non lontano da Nazareth.
La sosta giunge a proposito. Gli uomini e i cavalli hanno bisogno di riposo e di acqua per riprendere la marcia sulle tracce dell'armata araba. Il re, ascoltato il maestro dell'ordine dei Templari, tale Gerardo di Ridefort, decide di lanciarsi all'inseguimento del nemico. Dopo un giorno di dura marcia, con l'esercito ormai stremato, decide di accamparsi presso l'altopiano di Hattin, ma i pozzi di acqua purtroppo sono a secco e nella rigogliosa pianura sottostante è sistemato il grosso del nemico con a capo il temibile Saladino. Complice l'oscurità ed una maggior freschezza fisica gli arabi risalgono l'altopiano e, usando tecniche da guerriglia, gettano scompiglio tra gli europei.
Stanco, assetato e circondato dal nemico: per l'esercito cristiano è la fine.
Errori militari da parte del re e di Gerardo di Ridefort contribuiscono alla disfatta completa delle forze latine. I Templari combattono valorosamente ma vengono tutti catturati e trucidati senza pietà dal nemico. Tra i pochi scampati al massacro i veri responsabili della sconfitta: il re e il maestro dell'ordine stesso.
I “diavoli rossi”, così chiamati dai musulmani, erano talmente temuti che venivano uccisi non appena fatti prigionieri. Ecco come lo stesso Saladino parla dei Templari fatti prigionieri: ”Voglio purgare la Terra da questi guerrieri immondi che non rinunciano mai alla loro ostilità, non rinnegano mai la loro fede e non saranno mai utili come schiavi”.
Lo storico arabo Imad ad-Din, testimone oculare, racconta:
"Saladino promise cinquanta denari a chiunque portasse un templare o un ospitaliero prigioniero. Subito i soldati ne portarono centinaia, ed egli li fece decapitare perché preferì ucciderli piuttosto che ridurli in schiavitù. Era circondato da un gruppo di dottori della legge e di mistici, e da un certo numero di persone consacrate alla castità e all'ascetismo.
Ognuno di essi chiese il favore di uccidere un prigioniero, sguainò la spada e scoprì l'avambraccio. Il sultano stava seduto con la faccia sorridente, mentre quelle dei miscredenti erano accigliate. Le truppe erano schierate, con gli emiri su due file.
Fra i religiosi, alcuni diedero un taglio netto ed ebbero ringraziamenti; la spada di altri esitò e rimbalzò: furono scusati; altri ancora furono derisi e sostituiti. Io ero presente e osservavo il sultano che sorrideva al massacro, scorsi in lui l'uomo di parola e d'azione. Quante promesse non adempì! Quante lodi non si meritò! Quante ricompense durature a motivo del sangue da lui versato! ...".
Saladino sembrava dimenticare la sua proverbiale magnanimità di fronte ai monaci-guerrieri.
Con questa vittoria Saladino si impadronisce di tutto il regno ed entra in Gerusalemme da trionfatore.
La recente caduta della città di Tripoli è stata un duro presagio per gli abitanti di San Giovanni d'Acri. Fino ad allora il sultano non pareva intenzionato ad attaccare le città cristiane sulla costa, in fondo facevano comodo anche per motivazioni commerciali e finanziarie. San Giovanni in particolare veniva considerata come un centro fondamentale e nel suo porto troviamo mercanti genovesi, pisani e veneziani, il commercio procurava da sempre notevoli guadagni e anche il sultano ed i Templari lo sapevano bene.
Non è un caso se qui a San Giovanni d'Acri troviamo notevoli fortificazioni a protezione del centro. La città è divisa per quartieri ognuno dei quali viene 'controllato' da forze militari ben precise. Il quartiere del Tempio, a picco sul mare e nelle vicinanze del porto, è uno dei più importanti per il controllo delle posizioni. Anche in fatto di strategie e di astuzie i cavalieri Templari non devono imparare da nessuno.
I preparativi per l'assedio alla città iniziarono diversi mesi prima e inutili furono le richieste di aiuto verso l'Europa ormai rassegnata alla perdita degli stati latini. Il 6 aprile inizia il vero assedio sotto le mura cittadine. La differenza tra le forze in campo, sia numerica che di armamenti, risulta davvero notevole a vantaggio degli arabi.
Inutili sono le incursioni negli accampamenti del nemico eseguite nel cuore della notte da valorosi Templari.
Accanto alle poderose catapulte che per oltre un mese devastano i quartieri cristiani, gli arabi fanno largo uso di mine per demolire le mura della città. In poco tempo la prima cerchia inizia a cedere dando origine a varchi d'ingresso per le truppe del nemico, ormai vicinissimo alle postazioni di controllo. La lotta è durissima. Furiosi combattimenti sono segnalati in ogni zona, i quartieri cadono uno dopo l'altro nelle mani del nemico, i Templari rispondono con coraggio anche se il Maestro cade sul campo, ferito a morte. Il 28 maggio capitola l'ultimo baluardo della città: la torre dei Templari: il sultano diventa padrone di San Giovanni d'Acri.
Tutti i dignitari dell'ordine periscono tra le mura della città, ' versando il proprio sangue nel nome di Cristo e in difesa della fede cristiana….'.
E' la fine degli stati latini e la conclusione dell'epoca delle crociate. la sconfitta di San Giovanni d'Acri aveva chiuso definitivamente ogni speranza di permanenza europea in Terrasanta. I pochi Templari che riuscirono a scampare ai massacri dei trionfatori musulmani si rifugiarono nell'isola di Cipro e precisamente a Limassol, dove venne spostata la sede dell'ordine.
Pur se in modesto numero, i cavalieri del tempio riuscirono a salvare dalla sede di San Giovanni il tesoro dell'ordine e le preziose reliquie tral le quali probabilmente un 'sacro lenzuolo' (la Sindone?).
Nel 1301 papa Bonifacio VIII dona all'ordine un isolotto, situato a due miglia al largo di Tortosa.
Ruad è un isolotto inospitale, arido, privo di acqua potabile ma strategicamente importante. Grazie all'arrivo di nuove forze da Cipro e dall'Europa i Templari riescono a fortificarlo e a creare una nuova guarnigione pronta a sfidare il vicino nemico infedele con rapide e fastidiose incursioni navali.
Il sultano d'Egitto, preoccupato dalla tenacia dei Templari e da un eventuale ritorno degli eserciti europei, assale l'isola-fortezza ma solo nel 1303 riesce ad ottenerne il pieno possesso. E' l'ultima battaglia: quasi tutti i Templari cadono a protezione dell'isolotto, come a voler difendere le ultime speranze della loro stessa esistenza.
I pochi prigionieri catturati vengono lasciati morire di fame nelle buie carceri egiziane. Il bilancio finale della missione in Terrasanta, anche per l'ordine dei Templari, si può quindi definire disastroso. Enorme fu il sacrificio in vite umane, ripagato solo in piccola parte dal coraggio e dalla tenacia che anche il nemico riconobbe ai membri dell'ordine.
Quasi tutti i massimi dignitari perirono sul campo di battaglia, o in seguito per le ferite che riportarono, sotto il vessillo bianco-nero chiamato 'bauceant' al grido di : NON NOBIS, DOMINE, NON NOBIS SED NOMINI TUO DA GLORIAM (NON A NOI, SIGNORE, NON A NOI, MA AL TUO NOME DONA LA GLORIA). L'Ordine dopo la definitiva perdita di Acri e degli Stati Latini in Terra Santa nel 1291 si avviava al tramonto: la ragione per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno.

Origine e fine dei Cavalieri Templari (segue)

I Cavalieri Templari - I° puntata


Ordine religioso-militare creato all’inizio del secolo XII°. Nel 1118 , Hugues de Payns costituisce una milizia assolutamente inedita per quei tempi: l' Ordine dei poveri cavalieri del Cristo allo scopo di proteggere coloro che si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme. Secondo la tradizione il nucleo originario era formato da nove cavalieri: oltre a Hugues de Payns vi erano Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo di Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier . Secondo la leggenda questi nove Cavalieri avevano anche uno "scopo segreto", e cioè trovare antiche reliquie dai poteri immensi: l’Arca dell’Alleanza ed il Santo Graal che si supponevano nascosti in sotterranei segreti tra i ruderi del tempio di Salomone.
Il nuovo ordine conciliava i principi basilari del monachesimo con l'uso delle armi. Venivano reclutati soprattutto tra i giovani della nobiltà, desiderosi di impegnarsi nella difesa della cristianità in Medio Oriente. L'ordine militare così formato aveva una gerarchia assai rigida. I suoi membri facevano voto di castità, obbedienza e povertà, lasciando all'ordine tutte le loro proprietà ed eredità
Fu scelta inizialmente la regola di S. Agostino , in parte trasformata per adattarla agli scopi militari dei componenti. Il re di Gerusalemme, Baldovino II, accolse i primi cavalieri nel suo palazzo, presso la moschea di Al-Aqsa, dove in passato sorgeva il Tempio di Salomone questi ebbero dapprima il nome di Cristi militia (guerrieri di Cristo) e poi di militia templi (guerrieri del tempio). Da questo momento la nuova milizia prenderà il nome di Ordine del Tempio ed i suoi membri Templari.
Al momento della loro nascita non c'era stata l' esigenza di creare una gerarchia ben definita. Hugues de Payns è il maestro, gli altri primi cavalieri semplici monaci. Solo dopo la redazione della 'regola' e degli 'statuti gerarchici, prende forma un organigramma preciso ed efficiente. L’ordine era composto dai cavalieri che costituivano la maggioranza, e portavano un mantello bianco con croce rossa, e dagli scudieri (sergenti) che vestivano invece di bruno. Potevano essere indifferentemente laici o sacerdoti, ma dovevano giurare i voti dell’ordine monastico.
A capo di tutti vi era il Magister militiae templi che aveva intorno a sé per il disbrigo delle varie incombenze il siniscalco, il maresciallo, il gonfaloniere e l’elemosiniere. Il Maestro è il vero e proprio governatore della milizia. Pur occupandosi di tutte le questioni riguardanti l'ordine, il suo potere non è 'assoluto' ma molto spesso vincolato al consenso del capitolo dei monaci.
Nei primi tempi, lo sviluppo del nuovo ordine appare al quanto modesto e anche per questo Hugues de Payns , nel 1127, ritorna in Europa alla ricerca di rinforzi e di sostegni sia morali che economici. L'Ordine in ogni caso assunse reale importanza solo a partire dal 1126, quando, con l'ingresso del conte Hugues de Champagne, iniziarono a pervenire donazioni e lasciti
Hugues de Payns arriva a Troyes nel 1128 dopo aver incontrato a Roma il papa Onorio II. La creazione della nuovo milizia non aveva precedenti nella storia cristiana, e, anche il papa stesso mostrava evidenti segni di imbarazzo. Era quindi necessario trovare una posizione chiara e precisa, ed una regola che si adattasse perfettamente alla situazione. Da questo momento entra nelle vicende Templari, uno dei personaggi più carismatici ed autorevoli del tempo: Bernardo di Chiaravalle
Monaco cistercense, fondatore della abbazia di Chiaravalle (1115), scrittore e successivamente Dottore della Chiesa, sarà proprio per merito suo che nel Concilio di Troyes (1118), la nuova milizia viene ufficialmente riconosciuta grazie al 'De laude novae militiae' (elogio della nuova milizia), vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare. Quindi viene redatta la prima regola di base denominata 'latina', punto di partenza per lo sviluppo dell'ordine.
In pochi anni i cavalieri Templari assunsero un ruolo sempre più incisivo dal punto di vista militare, sia in Terrasanta che nella penisola iberica ancora occupata dai mori invasori.
A partire dal 1128 i cavalieri Templari conobbero un sorprendente e rapido sviluppo in tutta Europa e specialmente in Francia, Inghilterra, Aragona, e Portogallo e costruirono dappertutto chiese a somiglianza di quella di Gerusalemme, che ebbero sempre il nome di tempio.
Le conseguenze del Concilio di Troyes furono inattese e sorprendenti al tempo stesso.
Un gran numero di persone si arruolarono nella nuova milizia, ma fu soprattutto grazie a donazioni e lasciti che i Templari riuscirono a creare una vera e propria struttura economico-finanziaria adatta a sostenere la costosa permanenza in Terrasanta.
I templari entrarono quindi nelle attività bancarie quasi per caso.
Quando dei nuovi membri si univano all'ordine, generalmente donavano ad esso ingenti somme di denaro o proprietà, poiché tutti dovevano prendere il voto di povertà. Grazie anche ai vari privilegi papali, la potenza finanziaria dei Cavalieri fu assicurata dall'inizio. Poiché i templari mantenevano denaro contante in tutte le loro case e templi, fu nel 1135 che l'ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini spagnoli che desideravano viaggiare fino alla Terra Santa.
Con l'ulteriore aiuto di permute, acquisti e vendite i Cavalieri del Tempio dettero omogeneità ed organicità all'organizzazione dei loro possedimenti. Donazioni, lasciti e reclutamento di nuove forze rappresentarono il passo decisivo per una trasformazione graduale dell'ordine in un esercito 'parallelo' a quello degli altri Re europei.
Già nel 1129 ,per la prima volta, i Templari combattono come veri soldati, pur subendo una sconfitta e molte perdite umane. Successivamente si distinsero sui campi di battaglia a Tiberiade nel 1187, a Gaza 1244, e ad Al-Mansurà 1250.
Con l’andar del tempo crebbero di numero e di potenza, ebbero molti beni, che andarono sempre più ingrandendosi, facendosi persino prestatori di denaro ai principi e ai privati.
Da pochi anni Ugo di Payns è ritornato dopo la lunga permanenza in Europa. E' vero, adesso l'ordine ha più omogeneità, c'è una regola, ha ottenuto stima e rispetto, ma questo ha portato anche l'inizio di una evoluzione. Qui a Baghras, fortezza situata a nord di Antiochia, i Templari non svolgono più solo la difesa dei pellegrini ma anche la protezione dei confini dei fragili stati latini. Quindi da missionari diventano un vero e proprio esercito privato, di supporto degli eserciti franchi.
Anche se poco numerosi, i cavalieri del Tempio si distinguono sempre per l'addestramento e la disciplina che ne fanno la colonna portante dell’ esercito crociato che è invece approssimativo e disorganizzato. Le loro strategie, abbinate ad un coraggio che desta ammirazione e paura al tempo stesso tra le file del nemico, sono cosa risaputa. Malumori però serpeggiano tra le loro file. Pur essendo stati creati per la permanenza in Terrasanta, notevoli forze umane ed economiche vengono destinate nella Penisola Iberica dove si lotta per la riconquista di quei territori ancora in mano agli infedeli.